Nome comune: Scarabeo del Ragusa
Nome scientifico: Polyphylla ragusae subsp. aliquoi Massa & Tassi, 1977
Famiglia: Scarabeidae
Status e conservazione: Come per la stragrande maggioranza degli endemismi entomologici legati a micro-habitat specifici, la specie non gode di un monitoraggio continuo all’interno delle Liste Rosse IUCN Italiane, figurando sul portale ufficiale come Non Valutata (NE). Tuttavia, dal punto di vista conservazionistico, questa sottospecie è considerata un’entità ad altissimo rischio di estinzione locale. Trattandosi di un organismo strettamente psammofilo, risente fortemente della pressione antropica sulle coste. Le spiagge e le dune del litorale meridionale siciliano sono inficiate dalla frammentazione dell’habitat dovuta all’urbanizzazione costiera, dal calpestio turistico nei mesi estivi e, soprattutto, dalla pulizia meccanica delle spiagge tramite spianamento, una pratica che distrugge i primi strati di sabbia dove albergano le larve e le pupe dell’insetto.
Descrizione e biologia: Questo scarabeide presenta una struttura corporea robusta e massiccia, con una lunghezza che negli adulti si attesta generalmente tra i 25 e i 30 millimetri, risultando sensibilmente più piccolo rispetto al comune maggiolino fullo (Polyphylla fullo). La livrea è caratterizzata da un colore di fondo bruno-rossastro o mattone, finemente ornato da macchie e striature longitudinali formate da densi raggruppamenti di piccole squamule biancastre o gialline. Il carattere morfologico più spettacolare e iconico è rappresentato dalle antenne dei maschi, che mostrano un eccezionale sviluppo lamellato: l’estremità antennale è infatti composta da sette grandi foglietti disposti a ventaglio (antenne flabellate), che l’insetto può aprire o chiudere a piacimento. Nelle femmine questo ventaglio è drasticamente ridotto e composto da lamelle molto più corte. Gli adulti compiono uno sfarfallamento fortemente sincronizzato che si concentra nelle prime settimane estive, tra giugno e luglio. Manifestano abitudini prettamente crepuscolari e notturne; durante il giorno rimangono interrati nella sabbia o nascosti alla base della vegetazione, mentre all’imbrunire i maschi prendono il volo alla ricerca delle femmine, venendo frequentemente attratti dalle fonti di luce artificiale. Le larve sono di tipo melolontoide (il classico “verme bianco” ripiegato a C), dotate di forti mandibole e destinate a una vita ipogea della durata di circa due o tre anni. Sono rigorosamente rizofaghe, si nutrono cioè masticando le radici delle piante pioniere delle dune, come l’Ammofila litorale (Calamagrostis arenaria) e il Giglio di mare (Pancratium maritimum).
Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo la presenza di questa sottospecie è rigorosamente circoscritta alle residue e fragili fasce costiere sabbiose che orlano le province di Ragusa e Siracusa. La specie trova il suo areale d’elezione nei sistemi dunali superstiti del litorale netino e lungo la costa meridionale ragusana, con segnalazioni storiche e attuali localizzate nelle dune di Randello, Passo Marinaro e nella fascia costiera che si estende da Scoglitti verso i Macconi di Gela. La sopravvivenza di questo coleottero nell’area iblea è strettamente vincolata alla conservazione della vegetazione psammofila autoctona.
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