Scorpione ibleo

Nome comune: Scorpione ibleo (dial. “Scurpiuni, Suffiziu“)

Nome scientifico: Euscorpius hyblaeus Tropea, 2013

Famiglia: Euscorpiidae

Status e conservazione: Attualmente la specie è classificata come NE (Not Evaluated) dalle liste IUCN, data la sua descrizione relativamente recente. Tuttavia, sotto il profilo biogeografico, riveste un’importanza fondamentale in quanto endemismo puntiforme del distretto ibleo. Le principali minacce derivano dall’uso di insetticidi e dalla rimozione sistematica del suo habitat d’elezione (muretti a secco e lettiera forestale) per scopi edilizi o agricoli intensivi.

Descrizione e biologia: L’Euscorpius hyblaeus è uno scorpione di piccole dimensioni, con una lunghezza totale che negli adulti varia tra i 30 e i 40 millimetri. Presenta una colorazione bruno-scura o nerastra, con zampe e telson (la parte terminale della “coda” contenente la ghiandola del veleno) di tonalità leggermente più chiare, spesso tendenti all’ocra o al rossastro. La distinzione dalle altre specie del complesso E. sicanus (un tempo considerate un’unica entità) si basa sull’analisi dei tricobotri, sottili peli sensoriali situati sui pedipalpi (le chele), il cui numero e posizione sono diagnostici per la specie. È un predatore notturno che caccia all’agguato piccoli artropodi (insetti, onischi, ragni). Durante il giorno rimane nascosto in micro-habitat bui e umidi. Sotto il profilo riproduttivo, è una specie vivipara; la specie pratica la matrotrofia apo-placentata (nutrimento materno in utero); dopo la nascita, i piccoli dipendono dal contatto con la cuticola della madre per l’idratazione fino alla prima muta. Dopo la nascita, per le prime settimane, le femmine portano i piccoli sul dorso proteggendoli fino alla loro prima muta. La sua biologia è strettamente legata a tassi di umidità costanti, motivo per cui è raro trovarlo in ambienti eccessivamente xerofili senza adeguati rifugi.

Presenza nel territorio ibleo: Come indicato dall’epiteto specifico, la specie è distribuita esclusivamente nel plateau ibleo. È l’abitante d’elezione dei muretti a secco tradizionali, dove le intercapedini tra le pietre offrono un rifugio termicamente stabile e umido. È inoltre molto comune nel sottobosco delle Cave, tra la lettiera di leccio e platano, all’interno di cavità naturali o ipogei artificiali e sotto le cortecce umide dei tronchi marcescenti. Non è raro rinvenirlo anche in vecchie case rurali o cantine, dove preda i piccoli insetti sinantropi.