Nome comune: Cicadella orecchiuta
Nome scientifico: Ledra aurita (Linnaeus, 1758)
Famiglia: Cicadellidae
Status e conservazione: L’ordine degli emitteri, e nello specifico la famiglia dei cicadellidi, non rientra attualmente nei gruppi tassonomici monitorati capillarmente dalle Liste Rosse IUCN Italiane; la specie è pertanto classificata come Non Valutata (NE) sul portale ufficiale. Pur trattandosi di un’entità a distribuzione paleartica relativamente vasta, la stabilità delle sue popolazioni è subordinata alla conservazione di ecosistemi forestali maturi. Le principali criticità conservative a livello locale derivano dalle pratiche silvicolturali intensive, quali il taglio raso dei boschi cedui, la rimozione sistematica del legno senescente e la frammentazione delle foreste autoctone di latifoglie
Descrizione e biologia: Ledra aurita rappresenta uno dei cicadellidi di maggiori dimensioni della fauna europea, con una lunghezza corporea che negli adulti varia generalmente tra i 13 e i 18 millimetri. La specie esibisce un marcato adattamento morfologico finalizzato al criptismo: il corpo è fortemente depresso in senso dorso-ventrale, con una livrea rugosa e tubercolata di colore bruno-grigiastro o verdastro che riproduce la tessitura della corteccia arborea e delle comunità licheniche associate. Il carattere diagnostico preminente è la conformazione del pronoto, il quale presenta due vistose espansioni laterali verticali, laminate e lobate, la cui morfologia ricorda dei piccoli padiglioni auricolari. Un ulteriore elemento anatomico distintivo è costituito dalle tibie posteriori, che appaiono marcatamente appiattite ed espanse. Sia gli adulti che gli stadi giovanili (neanidi e ninfe) sono organismi fitomizi, provvisti di un apparato boccale pungente-succhiante utilizzato per estrarre la linfa dai tessuti vegetali delle piante ospiti. La specie mostra una preferenza per le querce (Quercus spp.), sebbene possa colonizzare altre essenze decidue come il pioppo (Populus spp.), il tiglio (Tilia spp.) e il nocciolo (Corylus avellana). Il ciclo vitale si sviluppa tipicamente nell’arco di due anni. Le forme giovanili, caratterizzate da un profilo ulteriormente appiattito che ne favorisce l’adesione al substrato, svernano all’interno degli anfratti della corteccia, completando lo sviluppo ninfale e sfarfallando come adulti durante la stagione estiva successiva.
Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo la presenza di Ledra aurita è localizzata e strettamente vincolata ai lembi forestali di latifoglie meglio conservati. Trova il proprio habitat d’elezione nei boschi a dominanza di quercia e nelle leccete che coprono i versanti d’ombra e i fondovalle delle profonde cave calcaree. A causa delle abitudini elusive e delle elevate capacità mimetiche, la specie è raramente rilevabile tramite osservazione visiva diretta, venendo campionata principalmente attraverso metodi specifici quali lo scuotimento delle fronde o l’impiego di trappole luminose notturne durante i mesi estivi.

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Tra i rami dei boschi e delle boscaglie iblee si muove, sovente in piccoli ma vivaci gruppi familiari, il Codibugnolo siciliano. Questo piccolo uccello, caratterizzato da una coda lunghissima e da una silhouette inconfondibile, è una sottospecie esclusiva della nostra isola, ben nota per la straordinaria abilità architettonica con cui tesse un nido a sacco fatto di muschio, licheni e ragnatele.
Tra le garighe e i prati aridi del territorio ibleo fiorisce l’Ofride di Bertoloni, una delle orchidee spontanee più affascinanti della nostra flora. Questo straordinario fiore attua una complessa strategia di seduzione visiva e olfattiva: il suo labello imita perfettamente la forma, la pelosità e persino i feromoni della femmina di specifici insetti impollinatori, ingannando i maschi che, nel tentativo di accoppiarsi con il fiore, si caricano di polline garantendo così la riproduzione della pianta.


Tra i fitti canneti dei pantani e dei corsi d’acqua iblei si muove il Pollo sultano, un bizzarro uccello palustre dall’inconfondibile piumaggio blu-violaceo e dal robusto becco rosso. Questo grande rallide, un tempo estinto in Sicilia e oggi felicemente ritornato a frequentare le nostre zone umide, utilizza le sue enormi dita per camminare sulla vegetazione galleggiante e afferrare i germogli di cui si nutre.

