Ofride di Bertoloni

Nome comune: Ofride di Bertoloni (dial. “Urchicedda“, generico)

Nome scientifico: Ophrys bertolonii Moretti

Famiglia: Orchidaceae

Status e conservazione: Specie protetta dalla Convenzione di Washington (CITES). Nella Lista Rossa della Flora Italiana è classificata come LC (Least Concern). Tuttavia, a livello locale, le popolazioni possono subire drastiche riduzioni a causa della frammentazione degli habitat di prateria magra e gariga, fondamentali per la presenza degli impollinatori specifici.

Descrizione e biologia: La Ophrys bertolonii si presenta come una pianta dall’aspetto slanciato, con un fusto eretto che sostiene un’infiorescenza lassa composta da un numero limitato di fiori, solitamente tra due e otto. L’apparato fiorale è caratterizzato da sepali ovato-lanceolati di colore rosa-porpora, attraversati da una marcata nervatura centrale verde, e da petali sensibilmente più brevi con colorazione più intensa. Il labello costituisce l’elemento morfologico di maggiore interesse: la sua forma è fortemente convessa, richiamando il profilo di una sella, con una superficie vellutata di colore bruno-nerastro e una macula lucente blu-metallica di forma scutiforme. Un carattere diagnostico fondamentale è l’apicolo verdastro, che si inserisce in una profonda incavatura apicale del labello e risulta nettamente rivolto verso l’alto. Questo profilo a sella permette di distinguerla nettamente dalla affine Ophrys explanata, endemismo siciliano spesso presente negli stessi areali, che presenta invece un labello decisamente più largo, spianato (da cui il nome) e solo debolmente convesso, con un apicolo meno proiettato verso l’alto. La biologia riproduttiva della O. bertolonii è un esempio raffinato di mimetismo pseudocopulativo: la pianta emette composti volatili che simulano i feromoni delle femmine dell’imenottero Megachile pyrenaica, i cui maschi, nel tentativo di accoppiamento, garantiscono l’impollinazione incrociata.

Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo, la Ophrys bertolonii frequenta i prati aridi calcarei, le garighe e le aree di macchia aperta. È una specie termofila che predilige esposizioni soleggiate. La fioritura nell’area ragusana e siracusana avviene generalmente tra marzo e aprile. Si rinviene spesso lungo i bordi delle cave o sulle sommità degli altopiani, dove il suolo è poco profondo e la vegetazione erbacea non è troppo fitta, permettendo alla pianta di competere efficacemente per la luce.