Nome comune: Falco pellegrino (dial.: “Farcuni“)
Nome scientifico: Falco peregrinus Tunstall, 1771
Famiglia: Falconidae
Status e conservazione: Nella Lista Rossa IUCN dei Vertebrati Italiani (iucn.it), la specie è classificata come Minor Preoccupazione (LC). Dopo il gravissimo declino subito a metà del ventesimo secolo a causa dell’uso massiccio del DDT – che provocava l’assottigliamento e la conseguente rottura dei gusci delle uova – il falco pellegrino ha registrato una straordinaria e costante ripresa demografica su tutto il territorio nazionale. Nel comprensorio ibleo la popolazione è attualmente stabile e ben distribuita. Le principali minacce a livello locale sono di natura antropica e includono il disturbo distruttivo dei siti di nidificazione dovuto ad attività escursionistiche o alpinistiche non regolamentate durante il delicato periodo riproduttivo, il bracconaggio, il prelievo illegale di pulcini per la falconeria e il rischio di impatto con le pale degli impianti eolici installati sugli altopiani.
Descrizione e biologia: Dotato di un’apertura alare compresa tra 80 e 120 cm, il Falco pellegrino Il Falco pellegrino è un rapace di medie dimensioni (apertura alare compresa tra 80 e 120 cm) dalla struttura corporea eccezionalmente robusta, compatta e aerodinamica, progettata per il volo ad alta velocità. Mostra un evidente dimorfismo sessuale legato alle dimensioni: la femmina è nettamente più grande e pesante del maschio (quest’ultimo viene storicamente definito “terzuolo” proprio perché grande circa un terzo in meno della compagna). Gli adulti presentano una livrea dorsale grigio-lavagna o grigio-bluastra, mentre le parti inferiori sono chiare, di tonalità bianca o crema, interamente coperte da fitte barrature trasversali scure. Sul capo spicca un evidente cappuccio nero che si estende lateralmente in due larghi e caratteristici mustacchi neri, i quali contrastano con il bianco delle guance e della gola. Gli occhi sono grandi e scuri, circondati da un anello perioculare nudo e giallo, lo stesso colore della cera del becco e delle robuste zampe munite di artigli ricurvi e affilati. Le ali sono lunghe, tese e appuntite, mentre la coda è relativamente corta. Il falco pellegrino è un predatore rigorosamente ornitofago e specializzato nella caccia aerea. La sua strategia è celebre: dopo aver individuato la preda dall’alto, si lancia in una picchiata verticale quasi perfetta ripiegando le ali contro il corpo. L’impatto con gli artigli serrati avviene a velocità talmente elevate da tramortire o uccidere la preda all’istante. Il Falco pellegrino è infatti il predatore dell’aria più veloce potendo superare velocità verticali di 300 km/h e orizzontali di 100 km/h, grazie anche alle lunghe penne remiganti. Si nutre principalmente di uccelli di medie dimensioni, come piccioni, storni, tortore e rondoni. È una specie monogama con un’altissima fedeltà al sito di nidificazione. Non costruisce un vero nido, ma la femmina depone le uova (solitamente da 2 a 4) direttamente nella nuda terra, sfruttando una leggera depressione su una cengia rocciosa inaccessibile.
Presenza nel territorio ibleo: Negli Iblei il Falco pellegrino trova un habitat d’elezione grazie alla morfologia del paesaggio, caratterizzato dalle alte pareti che delimitano le più profonde cave calcaree. È un uccello stanziale e nidificante, strettamente legato alle pareti rocciose verticali che sovrastano i fondovalle. Coppie stabili sono storicamente insediate e monitorate all’interno di grandi sistemi naturali come Cava Grande del Cassibile, i canyon della Riserva Naturale di Pantalica lungo il corso dell’Anapo, Cava d’Ispica e la Valle dell’Irminio. Mentre le pareti calcaree offrono anfratti sicuri e protetti per la riproduzione, gli aperti altopiani sovrastanti e i campi coltivati rappresentano i terreni di caccia ideali, dove il rapace può sfruttare le ampie visuali per intercettare gli stormi di piccioni selvatici e i colombacci.
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L’OASI FAUNISTICA DI VENDICARI
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