Granchio corridore

Nome comune: Granchio corridore (dial.: “Ranciu di mari”)

Nome scientifico: Pachygrapsus marmoratus  (Fabricius, 1787)

Famiglia: Grapsidae

Status e conservazione: Non classificato come minacciato, è una specie decisamente comune lungo le coste rocciose del Mediterraneo e dell’Atlantico orientale. Non sembra risentire molto della pressione antropica esercitata dall’overtourism stagionale sulle coste mnediterranee.

Descrizione e biologia: Granchio di piccole dimensioni, con carapace largo fino a 4-5 cm, di colore marmorizzato grigio-verde con macchie più scure. Abita le zone intertidali rocciose, spostandosi rapidamente tra i massi, pronto a scomparire in buche e anfratti al minimo segnale di pericolo. Pachygrapsus marmoratus è onnivoro potendosi nutrire di alghe, detriti ma anche di piccoli invertebrati; sono anche stati osservati casi di cannibalismo. È molto prolifico e in genere si riproduce due volte l’anno; le uova fecondate (da 10.000 a 50.000) vengono trasportate dalla femmina per circa 25 giorni. Il Granchio corridore può ospitare Sacculina carcinii, un crostacea parassita che riesce a prendere il controllo del sistema nervoso dell’ospite, inibendone quasi tutte le funzioni di movimento.

Presenza nel territorio ibleo: Molto diffuso lungo la costa iblea, soprattutto nei tratti con scogliera frastagliata e presenza di ampie zone intertidali. Le sue popolazioni sono stabili e ben rappresentate, con una buona abbondanza segnalata sia dai rilievi naturalistici sia da monitoraggi costieri ufficiali.

Trota macrostigma italiana (Salmo cettii)

Nelle acque limpide, fresche e ossigenate dei fiumi iblei nuota la Trota macrostigma, un salmonide nativo dall’alto valore biogeografico. Questo predatore fluviale, riconoscibile per le caratteristiche macchie scure sui fianchi, oggi lotta per sopravvivere alla frammentazione dei corsi d’acqua.

All’ombra dei boschi e lungo i valloni più freschi prospera il raro Giaggiolo fetido. Questo iris spontaneo, oltre a farsi notare per i suoi frutti carichi di semi scarlatti che resistono per tutto l’inverno, possiede un’insolita caratteristica: se le sue foglie vengono strofinate, emanano un odore pungente e inconfondibile, da cui deriva il nome specifico.

Giaggiolo fetido (Chamaeiris foetidissima)
Falco pellegrino (Falco peregrinus)

Sulle ripide pareti calcaree dei nostri canyon nidifica il Falco pellegrino, un predatore dall’aerodinamica perfetta, capace di raggiungere velocità impressionanti in picchiata. La sua presenza stabile tra le gole del territorio è il segno visibile di un ecosistema rupestre ancora integro e ricco di prede.