Nome comune: Gabbiano reale mediterraneo (dial.: “Aipa“)
Nome scientifico: Larus michahellis Naumann, 1840
Famiglia: Laridae
Status e conservazione: A livello globale e nazionale, la specie è classificata come LC (Minor Preoccupazione). Negli ultimi decenni ha registrato un incremento demografico esponenziale, legato alla sua capacità di sfruttare le risorse di origine antropica, come le discariche e gli scarti della pesca. In Italia è una specie protetta dalla Legge 157/92, ma in alcuni contesti urbani e aeroportuali la sua gestione è oggetto di dibattito a causa dell’impatto su altre specie di uccelli marini più rari e per la competizione per i siti di nidificazione.
Descrizione e biologia: Gabbiano di grandi dimensioni, con un’apertura alare che può sfiorare i 150 centimetri, l’adulto si riconosce per il bianco candido del piumaggio che copntrasta con il grigio ardesia del dorso e delle ali. Rispetto al Gabbiano reale nordico (Larus argentatus), che presenta zampe rosa e un mantello grigio perla molto più chiaro, il michahellis si distingue nettamente per le zampe di un giallo vivo e per l’anello orbitale rosso. La struttura è massiccia ma slanciata, con un becco robusto ornato da una macchia rossa sulla mandibola inferiore. Si tratta di un predatore opportunista e generalista che sfrutta un’ampia gamma di risorse, dai rifiuti antropici alla predazione attiva. Questa sua natura aggressiva lo pone in forte competizione con il più raro e specializzato Gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii), verso il quale esercita una pressione costante sia occupandone i siti riproduttivi sia attraverso il kleptoparassitismo e la predazione di uova e pulli. Il nido, una struttura di materiale vegetale, viene costruito su scogliere o, sempre più spesso, sui tetti degli edifici cittadini, dove la deposizione di 2-3 uova avviene tra marzo e aprile.
Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo, il Gabbiano reale è una presenza costante e abbondante lungo tutta la fascia costiera, con colonie nidificanti storiche sulle falesie di Porto Ulisse e sull’Isola delle Correnti, di Vendicari e di Capo Passero. Negli ultimi anni, la specie ha colonizzato stabilmente anche i centri storici dell’entroterra ibleo ed è frequente osservarlo risalire il corso delle cave per spostarsi tra la costa e le zone di foraggiamento interne, sfruttando le correnti ascensionali che si creano lungo i versanti rocciosi.





