Nome comune: Berta maggiore (dial.: “Aipa”)
Nome scientifico: Calonectris diomedea (Scopoli, 1769)
Famiglia: Procellariidae
Status e conservazione: Categoria IUCN “LC (Minor preoccupazione)“. Tuttavia, le popolazioni mediterranee sono soggette a forte pressione legata alla predazione dei nidi da parte di ratti e gatti introdotti nelle isole, al disturbo luminoso costiero e alle catture accidentali con i palamiti della pesca professionale (bycatch). È inserita nell’Allegato I della Direttiva Uccelli.
Descrizione e biologia: Procellariforme di medie dimensioni, con un’apertura alare che può raggiungere i 125 cm. Presenta ali lunghe e strette che le permettono un volo planato radente alle onde, estremamente elegante e poco dispendioso dal punto di vista energetico. Il piumaggio è bruno-grigiastro sulle parti superiori e bianco puro su quelle inferiori. Il becco è robusto, giallastro con una caratteristica punta scura e narici tubulari, organi deputati all’espulsione del sale in eccesso. La dieta è basata su piccoli pesci pelagici, crostacei e cefalopodi. È una specie coloniale e monogama; il nido viene posto in anfratti rocciosi o grotte marine, dove viene deposto un unico uovo.
Presenza nel territorio ibleo: Specie pelagica presente con regolarità lungo tutta la fascia costiera del distretto ibleo. Sebbene nel ragusano siano noti i passaggi al largo di Capo Scalambri e Punta Cirica, è nel siracusano che la specie trova i siti di maggiore interesse ornitologico. Le scogliere dell’A.M.P. del Plemmirio e di Capo Murro di Porco fungono da straordinari punti di osservazione durante i passaggi migratori. Gruppi numerosi sono regolarmente segnalati anche al largo di Vendicari e Marzamemi, dove le berte sfruttano la ricchezza ittica dei fondali antistanti, radunandosi in grandi assembramenti prima di dirigersi verso le colonie di nidificazione delle Pelagie o del Canale di Malta.



