Zafferano autunnale

Nome comune: Zafferano autunnale, Croco a fiori lunghi (dial. “Zafarana“)

Nome scientifico: Crocus longiflorus Raf., 1810

Famiglia: Iridaceae

Status e conservazione: Nella Lista Rossa della Flora Vascolare Italiana la specie è catalogata nella categoria Minor Preoccupazione a livello nazionale, valutazione coerente con la stabilità demografica complessiva delle sue stazioni nell’Italia meridionale e insulare. Si tratta di un’entità endemica dell’Italia meridionale, della Sicilia e dell’arcipelago maltese. Non è sottoposta a particolari misure di tutela internazionale, ma a livello locale le popolazioni possono risentire della frammentazione dell’habitat indotta dalla conversione dei pascoli rocciosi in colture intensive, dall’espansione delle cave di estrazione calcarea e dall’impiego massiccio di erbicidi o lavorazioni profonde del terreno che distruggono i bulbo-tuberi sotterranei.

Descrizione e biologia: Crocus longiflorus è una pianta erbacea perenne, geofita bulbosa, provvista di un bulbo-tubero ipogeo subsferico di circa 1,5–2 centimetri di diametro, rivestito da tuniche formate da fibre fini e parallele. L’altezza complessiva della pianta in antesi varia tra 10 e 25 centimetri. Le foglie, che si sviluppano in contemporanea con i fiori, sono da 3 a 5, lineari e strette, di colore verde scuro lucido, solcate longitudinalmente lungo la pagina superiore da una sottile e caratteristica linea mediana bianco-argentea. La fioritura è autunnale, concentrata tra ottobre e novembre. I fiori, imbutiformi e intensamente profumati con fragranza dolce che ricorda la violetta, spuntano direttamente dal terreno protetti da spate membranose. Il perigonio è formato da sei tepali oblanceolati o ellittici, saldati alla base in un tubo perigoniale allungato da cui deriva il nome scientifico; il colore varia dal lilla-chiaro al viola-violaceo brillante, percorso da venature porporine più scure verso la gola, la quale è invece tinteggiata di un vivace giallo-aranciato. Gli stami presentano antere gialle sorrette da filamenti biancastri. Lo stilo filiforme si divide alla sommità in tre lacinie stimmatiche allungate, sfrangiate all’apice e di un colore rosso-arancio intenso, che superano nettamente le antere. L’impollinazione è entomofila, mediata principalmente da imenotteri e ditteri tardo-autunnali. Il frutto è una capsula oblunga deiscente a tre logge che rilascia semi bruni e globosi nel corso della primavera successiva.

Gli stimmi trifidi della pianta contengono gli stessi principi aromatici e pigmentanti della specie coltivata, in particolare crocina e safranale, motivo per cui venivano anticamente raccolti ed essiccati nella tradizione contadina locale come valido surrogato per tingere e aromatizzare pani, focacce o formaggi. La raccolta spontanea presenta tuttavia una resa quantitativa estremamente modesta rispetto alla varietà orticola e comporta soprattutto un severo rischio di confusione tossicologica: negli stessi pianori pietrosi vegeta infatti in contemporanea Colchicum cupanii, pianta mortale per la presenza di colchicina. La distinzione sul campo si basa sul conteggio degli organi fertili, in quanto il croco commestibile possiede tre soli stami e vistosi stimmi filiformi rossi, a fronte dei sei stami e degli stili privi di stimmi ramificati tipici del colchico velenoso.

Presenza nel territorio ibleo: Nel distretto ibleo la specie è diffusa e frequente, caratterizzando in modo inconfondibile gli aspetti fenologici del paesaggio autunnale. Trova le sue condizioni ecologiche ideali nei pascoli sassosi, nelle garighe a timo, nelle praterie aride dell’altopiano sommitale, lungo i pianori rocciosi calcarei e nelle schiarite della macchia mediterranea degradata. Predilige suoli superficiali, calcarei e aridi, insediandosi con facilità nelle tasche di terra che si accumulano tra i lastroni e le fessure della roccia affiorante.

Zafferano autunnale (Crocus longiflorus)