Ortica rupestre

Nome comune: Ortica rupestre

Nome scientifico: Urtica rupestris Guss., 1827

Famiglia: Urticaceae

Status e conservazione: Nella Lista Rossa della Flora Italiana la specie è catalogata nella categoria Minor Preoccupazione (LC), in virtù della stabilità demografica e dell’inaccessibilità dei suoi siti di crescita primari. Trattandosi tuttavia di un endemismo puntiforme esclusivo del settore ibleo, Urtica rupestris possiede un eccezionale valore biogeografico e conservazionistico. È inclusa tra le specie vegetali di interesse comunitario nell’Allegato II e nell’Allegato IV della Direttiva Habitat (92/43/CEE), status che impone la designazione di zone speciali di conservazione e una tutela rigorosa. Le principali minacce derivano dalla ridotta estensione dell’areale complessivo: captazioni idriche selvagge e prolungati periodi di siccità che possono disseccare il microclima di forra, crolli dei costoni calcarei e l’impatto di incendi che risalgono i valloni incisi.

Descrizione e biologia: Urtica rupestris è una camefita suffruticosa perenne con fusti legnosi alla base, eretti o ascendenti, alti tra i 30 e gli 80 centimetri, ramificati e spesso penduli lungo le pareti verticali. A differenza di molte congeneri ruderali, i fusti e le foglie sono quasi interamente glabri o provvisti di peli urticanti molto radi, localizzati prevalentemente sulle nervature e sui piccioli, rendendola molto meno pungente al tatto rispetto alla comune ortica (Urtica dioica). Le foglie sono opposte, picciolate, di forma lanceolata o strettamente ellittico-lanceolata (lunghe 4–10 cm e larghe 1–3 cm), con apice acuto e margine regolarmente seghettato; la consistenza è membranosa ma tenace, di colore verde chiaro e brillante. Alla base del picciolo sono presenti quattro stipole libere e lineari. La specie è monoica: i fiori, minuscoli e unisessuali, sono raggruppati in infiorescenze glomeruliformi disposte lungo assi allungati all’ascella delle foglie, con glomeruli maschili e femminili sulla medesima pianta. La fioritura si protrae per un lungo periodo, dalla primavera avanzata fino all’autunno (maggio-ottobre). L’impollinazione è anemofila, favorita dai venti che risalgono le pareti delle gole. Il frutto è un minuscolo achenio ovoidale, compresso, racchiuso dai tepali interni persistenti, la cui dispersione avviene principalmente per gravità e per azione del vento lungo i costoni di roccia (anemocoria/barocoria).

Presenza nel territorio ibleo: Urtica rupestris è una delle piante più caratteristiche e preziose del paesaggio vegetale ibleo, costituendo un elemento steno-endemico ristretto unicamente a questo distretto della Sicilia sud-orientale. È una specie rupicola e sciafila (amante dell’ombra), strettamente legata all’ambiente umido e fresco delle gole calcaree. Colonizza le pareti verticali d’ombra, i ripari sotto roccia, gli ingressi degli inghiottitoi e gli anfratti rocciosi costantemente umidi e gocciolanti, spesso a contatto con la vegetazione delle cascate e dei corsi d’acqua di fondovalle. Si insedia direttamente nelle fessure della roccia calcarea miocenica, dove l’umidità dell’aria e l’assenza di irraggiamento solare diretto ne garantiscono la persistenza vegetativa anche nei mesi più torridi dell’anno.