Mandragora autunnale

Nome comune: Mandragora autunnale (dial.: “Mandraura”)

Nome scientificoMandragora autumnalis Bertol., 1820

FamigliaSolanaceae

Status e conservazione: Specie mediterranea ben diffusa in Italia meridionale, Sicilia e Sardegna. Non risulta valutata in modo specifico nelle più recenti liste rosse IUCN Italiane e non sembrano sussistere rischi specifici per lo status della specie.

Descrizione e biologia: Pianta erbacea perenne con rosetta basale di foglie ovali, oblunghe, rugose e carnose. Possiede una grossa radice a fittone, spesso biforcata e quasi antropomorfa nella forma, da cui sono derivate numerose leggende. Fiorisce in autunno producendo vistosi fiori imbutiformi (lunghi 3-4 cm), peduncolati, di colore violaceo. I frutti sono bacche ovoidali giallo-aranciate, lunghe fino a 3 cm.
Tutta le parti della pianta contengono alcaloidi tropanici (soprattutto scopolamina, iosciamina e atropina), composti noti per la loro potente azione anticolinergica che inibisce l’azione dell’acetilcolina, uno dei principali neurotrasmettitori del sistema nervoso. I sintomi di avvelenamento da Mandragora autumnalis includono confusione mentale, disorientamento, delirio, disordini psicomotori e tachicardia che possono progredire fino al coma. Il principale rischio di intossicazione deriva dallo scambio accidentale della Mandragora autumnalis con erbe spontanee commestibili, soprattutto a causa della somiglianza delle sue foglie in rosetta basale con quelle di alcune verdure, quali alcune biete e la borragine.

Presenza nel territorio ibleo: Negli comprensorio dei Monti Iblei, la Mandragora compare frequentemente su terreni calcarei, pascoli, coltivi e aree rurali dal livello del mare fino al piano collinare.

Mandragora autunnale (Mandragora autumnalis)