Lupino a foglie strette

Nome comune: Lupino a foglie strette (dial. “Luppinu“)

Nome scientifico: Lupinus angustifolius L.

Famiglia: Fabaceae

Status e conservazione: La specie non è inclusa nelle Liste Rosse della flora italiana (IUCN.it) dedicate agli endemismi o alle specie minacciate. Si tratta di una pianta pioniera tipica di ambienti disturbati e suoli poveri. Nonostante non sia considerata a rischio, le popolazioni di lupino selvatico possono risentire dell’uso intensivo di erbicidi in agricoltura e della perdita di habitat marginali come bordi stradali e aree incolte. La sua capacità di migliorare la fertilità del suolo tramite la fissazione dell’azoto atmosferico la rende una specie di grande valore ecologico per il ripristino dei terreni degradati.

Descrizione e biologia: Il Lupino a foglie strette è una pianta annuale erbacea, pubescente, con fusti eretti che possono raggiungere i 50 centimetri di altezza. Le foglie sono tipicamente palmatocomposte, suddivise in 5-9 foglioline lineari-oblunghe, molto strette, carattere da cui deriva il nome specifico. I fiori sono riuniti in racemi apicali lassi e presentano una corolla papilionacea di colore blu-azzurro intenso, raramente tendente al bianco o al violetto. Il frutto è un legume villoso che contiene semi globosi o leggermente compressi, marmorizzati di grigio e marrone. Sotto l’aspetto biologico, questa specie ha sviluppato adattamenti specifici per la crescita su suoli acidi o decalcificati (specie silicicola o acidofila). Attraverso la simbiosi con batteri del genere Rhizobium che risiedono nei noduli radicali, il lupino trasforma l’azoto gassoso in forme assimilabili, arricchendo il substrato circostante. La fioritura avviene tra aprile e giugno, seguita dalla maturazione dei legumi che, una volta secchi, si aprono torsionalmente espellendo i semi a distanza per favorire la colonizzazione di nuove aree.

Presenza nel territorio ibleo: Nel territorio ibleo, la presenza di Lupinus angustifolius è più localizzata rispetto ad altre leguminose, a causa della prevalenza di suoli calcarei. La specie si rinviene infatti principalmente nelle aree dove affiorano substrati vulcanici (come in alcune zone del settore settentrionale del plateau) o in tasche di suoli lisciviati e sabbiosi, tipici di alcune fasce costiere o di sedimenti sciolti. È possibile osservarlo nelle zone marginali di coltivi e in pascoli degradati del sud-est siciliano, dove la colorazione blu delle sue infiorescenze crea macchie cromatiche molto caratteristiche in tarda primavera.