Garofanino delle rupi

Nome comune: Garofanino delle rupi (dial. “Iarofaneddu ri cava“)

Nome scientifico: Dianthus rupicola Biv. subsp. rupicola

Famiglia: Caryophyllaceae

Status e conservazione: Nella Lista Rossa IUCN della Flora Vascolare Italiana la specie è catalogata nella categoria Minor Preoccupazione (LC) a livello nazionale, valutazione confermata anche dallo status globale. Tuttavia, Dianthus rupicola è considerata una specie di elevato valore conservazionalistico ed è inserita nell’Allegato IV della Direttiva Habitat (92/43/CEE) tra le specie vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa, oltre a essere tutelata dalle normative regionali. Pur non essendo immediatamente minacciata grazie all’inaccessibilità dei suoi microhabitat naturali, le popolazioni locali soffrono per il degrado delle pareti rocciose costiere e interne, l’impatto dell’arrampicata sportiva non regolamentata, la frammentazione degli habitat rupestri e l’espansione di specie vegetali esotiche ed invasive lungo le scogliere.

Descrizione e biologia: Dianthus rupicola è una pianta erbacea perenne, suffruticosa, caratterizzata da una base legnosa e cespitosa ramificata da cui si sviluppano fusti ricadenti o eretti, alti tra i 20 e i 50 centimetri. Le foglie sono persistenti, opposte, glabre, di consistenza carnosetta e lanceolato-spatolate, di colore verde glauco o azzurrognolo; le foglie basali si presentano riunite in dense rosette sterili, mentre quelle cauline sono più brevi ed erette. La fioritura avviene tra la tarda primavera e l’estate, ma i fiori possono persistere fino all’autunno inoltrato. I fiori, ermafroditi e profumati, sono portati in cime pauciflore terminali. La corolla è composta da cinque petali di un vivace colore rosa intenso o porpora, con il margine distalmente dentellato o frastagliato. Il calice è tubuloso, lungo 20–30 millimetri, circondato alla base da un epicalice (calicetto) formato da numerose squame coriacee sormontate da una breve arista. L’impollinazione è entomofila, operata principalmente da lepidotteri (farfalle e falene) e imenotteri attirati dall’intenso nettare prodotto alla base del tubo corollino. Il frutto è una capsula deiscente che libera numerosi piccoli semi scuri adatti alla dispersione anemocora (tramite il vento) lungo le pareti verticali.

Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo Dianthus rupicola trova il suo habitat ideale nelle pareti rocciose verticali, nelle falesie calcaree e nei costoni strapiombanti delle cave e lungo i promontori rocciosi del litorale siracusano e ragusano. Si tratta di una tipica specie casmofita, capace di insediarsi ed essere ancorata saldamente nelle sottili fessure e spaccature della roccia madre calcarea, esposta a una forte insolazione e a prolungati periodi di aridità. La sua presenza è un indicatore ecologico di ambienti rupestri ben conservati.