Nome comune: Bocca di leone siciliana (dial. “Vucca di lupo“, “Testa di mortu“)
Nome scientifico: Antirrhinum siculum Mill.
Famiglia: Plantaginaceae (ex Scrophulariaceae)
Status e conservazione: Secondo i criteri IUCN della Lista Rossa della Flora Italiana (endemiti), la specie è classificata come LC (Least Concern). Sebbene sia un endemismo siciliano, la Bocca di leone siciliana è una pianta pioniera molto resiliente e diffusa, anche in ambienti ruderali. La principale minaccia nel territorio ibleo non è legata alla scarsità di individui, ma al restauro improprio delle mura storiche e dei monumenti: la rimozione meccanica e l’uso di malte cementizie moderne eliminano le nicchie ecologiche (le fessure tra i conci di calcare) necessarie alla sua sopravvivenza in ambito urbano.
Descrizione e biologia: L’Antirrhinum siculum è una pianta perenne, suffruticosa, con fusti legnosi alla base che possono raggiungere i 50 centimetri di altezza. Si distingue dalle altre specie del genere per le foglie strettamente lineari-lanceolate e, soprattutto, per i fiori: la corolla è tipicamente gialla-chiara o sulfurea, talvolta con sfumature venate di porpora. La struttura del fiore è “personata” (a forma di maschera), con un labello inferiore che funge da piattaforma di atterraggio per gli impollinatori e che richiede una certa forza per essere aperto. Sotto l’aspetto biologico, è una specie litofita (che vive sulla roccia) e casmofita (che vive nelle fessure). La fioritura è molto prolungata, estendendosi da marzo a ottobre. La riproduzione è strettamente legata a grandi imenotteri, in particolare ai bombi (Bombus spp.) e alle api lignicole (Xylocopa violacea), gli unici insetti dotati di una forza e di una lunghezza della proboscide sufficienti per forzare l’apertura della corolla e raggiungere il nettare posto alla base. I semi sono piccolissimi e prodotti in grandi quantità all’interno di capsule poricide (che si aprono con piccoli fori), permettendo una dispersione anemocora efficace anche su pareti verticali.
Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo, questa specie è una presenza iconica e costante. Si rinviene sia in contesti naturali, come le pareti rocciose delle cave, sia in contesti antropizzati. È la pianta simbolo dei centri storici del Barocco Ibleo: cresce spontaneamente tra i conci di calcare di chiese, palazzi e, soprattutto, tra le pietre dei muretti a secco degli altopiani.



