Satirione

Nome comune: Satirione (dial. “Funciu fitenti“)

Nome scientifico: Phallus impudicus L.

Famiglia: Phallaceae

Status e conservazione: Come la maggior parte dei funghi, la specie non è capillarmente valutata nella Lista Rossa IUCN Italiana (Not Evaluated – NE), ma è considerata comune e ampiamente distribuita in tutto il territorio nazionale. Ciononostante, a livello locale soffre per il compattamento del suolo causato dal pascolo intensivo o dal passaggio di mezzi meccanici, per la rimozione indiscriminata della lettiera fogliare e per i prolungati periodi di siccità che inaridiscono il terreno, bloccando lo sviluppo del micelio profondo.

Descrizione e biologia: Fungo assolutamente inconfondibile per il suo aspetto vistosamente fallico e per l’odore nauseabondo che può essere avvertito anche a diversi metri di distanza. Questo raggruppamento fungino possiede uno dei cicli di sviluppo più bizzarri e affascinanti del regno dei funghi. Nella prima fase della sua vita si presenta in forma di corpo fruttifero ipogeo o semi-epigeo simile a un uovo, racchiuso in un peridio biancastro o ocra e immerso in uno strato gelatinoso protettivo. A maturità, l’uovo si lacera e permette la rapidissima estensione del ricettacolo, un fusto bianco, cavo e spugnoso capace di raggiungere i venti centimetri di altezza in pochissime ore. All’apice del fusto si trova un cappello conico provvisto di una superficie alveolata, inizialmente interamente ricoperta dalla gleba, una massa viscosa di colore verde-olivastro scuro. La strategia di riproduzione e dispersione delle spore è strettamente legata all’emissione da parte della gleba di un odore cadaverico particolarmente intenso e repellente. Questa profumazione, apparentemente sgradevole, costituisce una specializzazione evolutiva formidabile volta ad attirare insetti necrofagi, in particolare ditteri della famiglia dei Calliforidi e dei Muscidi. Attirati dal finto odore di decomposizione, gli insetti si nutrono della gleba zuccherina e ne calpestano la superficie, favorendo la dispersione delle spore che rimangono attaccate al loro corpo o che vengono liberate successivamente attraverso le deiezioni. Si tratta di una specie spiccatamente saprotrofa, che trae il proprio nutrimento dalla decomposizione della sostanza organica vegetale presente nel suolo.

Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio dei Monti Iblei, il Satirione trova le condizioni microclimatiche ideali nei settori più umidi, freschi e ombrosi dei boschi di leccio e di roverella, localizzati prevalentemente lungo i versanti e i fondovalle delle cave. Si sviluppa sul terreno ricco di humus, tra l’accumulo di foglie decomposte e i residui di legno marcescente. È possibile rinvenirlo anche all’interno dei rimboschimenti stabili a ridosso degli altopiani e nei parchi storici delle antiche masserie, purché vi sia una sufficiente umidità del suolo e una fitta copertura arborea che ripari il substrato dall’azione diretta del sole e del vento secco.

Satirione (Phallus impudicus)