Elicriso siciliano

Nome comune: Elicriso siciliano (dial. “Cuttuneddu“)

Nome scientificoHelichrysum italicum (Roth) G.Don subsp. siculum (Jord. & Fourr.) Galbany, L.Sáez & Benedí

FamigliaAsteraceae

Status e conservazione: Secondo i criteri della Lista Rossa IUCN della Flora Italiana, la sottospecie è classificata come LC (Least Concern). È un taxon autoctono con un areale focalizzato in Sicilia, dove risulta comune e ben distribuito. Non si riscontrano minacce immediate per la sopravvivenza delle popolazioni, sebbene l’antropizzazione delle coste e gli incendi estivi possano ridurre localmente la densità delle garighe di cui fa parte.

Descrizione e biologia: La specie si presenta come un piccolo arbusto perenne, con portamento camefitico suffruticoso, alto tra i 20 e i 50 centimetri, fortemente aromatico. I fusti sono densamente ramificati fin dalla base, legnosi nelle porzioni inferiori e ricoperti da un fitto tomento bianco-grigiastro nelle parti giovani. Le foglie sono alterne, lineari, con margini vistosamente rivoluti e ricoperte da una pelosità protettiva che limita la traspirazione. L’infiorescenza è composta da capolini emisferici di colore giallo-oro riuniti in densi corimbi terminali. Sotto il profilo ecologico, è una specie spiccatamente termo-xerofila con fioritura concentrata tra maggio e settembre. L’impollinazione è entomofila, supportata da una grande varietà di ditteri, imenotteri e piccoli lepidotteri. La riproduzione avviene tramite acheni dotati di un pappo setoloso che sfrutta la dispersione anemocora. La sua fisiologia è strutturata per resistere a prolungati periodi di aridità estiva e all’azione dei venti salmastri grazie alla secrezione di oli essenziali protettivi.

Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo questa sottospecie trova condizioni ecologiche ideali, colonizzando i pendii aridi, i pascoli sassosi, i bordi stradali e le pareti calcaree esposte a sud delle grandi Cave. È una componente floristica dominante della gariga a timo capitato e della macchia mediterranea degradata del ragusano e siracusano.