Luscengola comune

Nome comune: Luscengola comune (dial.: “Serpuzza”)

Nome scientifico: Chalcides chalcides (L., 1758)

Famiglia: Scincidae

Status e conservazione: Secondo la Lista Rossa IUCN dei Vertebrati Italiani, la specie è classificata come LC (Least Concern). È inoltre tutelata dalla Convenzione di Berna (Allegato III). Pur essendo una specie tutto sommato comune, a livello locale soffre per le pratiche agricole intensive, per i passaggi meccanici di sfalcio e per l’uso di pesticidi che riducono la disponibilità di prede. Un’altra minaccia rilevante negli Iblei è rappresentata dagli incendi estivi, che azzerano la copertura vegetale erbosa di cui ha vitale bisogno per nascondersi.

Descrizione e biologia: La Luscengola è un sauro dalle spiccate abitudini erbicole, caratterizzato da un profondo adattamento morfologico volto alla locomozione nel fitto della vegetazione. Il corpo è straordinariamente allungato, cilindrico e viscido al tatto grazie a squame lisce, lucide e strettamente sovrapposte. Il carattere più evidente è la presenza di arti estremamente ridotti e muniti di sole tre dita; queste minuscole appendici sono del tutto inutili per la locomozione ordinaria e vengono ripiegate contro il tronco quando l’animale si sposta. Il movimento avviene infatti tramite un’ondulazione serpentiforme, che permette alla Luscengola di scivolare con fluidità e rapidità sorprendente tra gli steli dei prati. La colorazione dorsale, solitamente variabile dal bronzo all’oliva, può essere uniforma (fenotipo concolor) o vistosamente ornata da striature longitudinali scure. La Luscengola è un rettile spiccatamente termofilo, attivo solo in giornate calde e soleggiate, con un picco di attività compreso tra maggio e giugno; è un predatore elusivo che caccia prevalentemente insetti, ragni e piccoli gasteropodi. A differenza della maggior parte dei lacertidi, adotta una strategia riproduttiva basata sulla viviparità: la femmina sviluppa una vera e propria placenta coriocondriale per nutrire gli embrioni e, tra agosto e settembre, partorisce da 3 a 15 piccoli già perfettamente formati e autonomi, eliminando la fase vulnerabile dell’uovo nel terreno.

Presenza nel territorio ibleo: Negli Iblei la Luscengola è legata a doppio filo ai pascoli stabili, alle praterie xerofile (pianure ad Ampelodesmos mauritanicus) e ai margini dei coltivi foraggeri. Frequenta assiduamente la base dei muretti a secco, utilizzandoli come corridoi d’ombra e rifugio termico durante le ore più calde. Non è infrequente incontrarla nelle radure soleggiate ai margini delle aree boscate. La specie sembra mostrare una netta preferenza per le quote più elevate, solitamente al di sopra dei 4-500 metri sul livello del mare.