Nome comune: Re di triglie, Pesce cardinale
Nome scientifico: Apogon imberbis (Linnaeus, 1758)
Famiglia: Apogonidae
Status e conservazione: Nella Lista Rossa IUCN dei Pesci Ossei Marini Italiani del 2017 la specie è catalogata nella categoria Minor Preoccupazione (LC), valutazione confermata anche a livello globale. Apogon imberbis presenta un ampio areale che comprende l’intero bacino del Mar Mediterraneo e le coste dell’Atlantico orientale. Trattandosi di un pesce di piccole dimensioni, privo di valore commerciale sulle piazze ittiche, la specie non è soggetta a pesca mirata, venendo catturata solo raramente e in modo del tutto occasionale con reti da posta, nasse o strascico. Le popolazioni risultano stabili, e la conservazione della specie beneficia in modo indiretto della tutela degli habitat costieri rocciosi e delle cavità sommerse all’interno delle Aree Marine Protette
Descrizione e biologia: Apogon imberbis è un piccolo pesce osseo demersale e sciaphilo (amante dell’ombra), con un corpo tozzo, ovale e leggermente compresso lateralmente, che negli adulti misura mediamente tra i 7 e i 12 centimetri di lunghezza, fino a un massimo di 15 centimetri. La testa è sproporzionata e robusta, dominata da occhi sporgenti eccezionalmente grandi e dotati di due caratteristiche linee orizzontali blu-elettrico o biancastre che attraversano la pupilla. La bocca è ampiamente incisa, obliqua e protrattile, con la mandibola leggermente prominente. La livrea presenta un colore rosso-aranciato o rosso-cardinale intenso e uniforme sul corpo, talvolta sfumato in toni dorati sui fianchi, mentre sul peduncolo caudale si possono notare da una a tre piccole macchie scure o nerastre. Si tratta di una specie ad abitudini prevalentemente notturne o crepuscolari: durante le ore diurne il re di triglie rimane stazionario al riparo in anfratti bui, spaccature della roccia, ingressi di grotte e sotto i banchi di coralligeno, spesso riunito in piccoli gruppi fluttuanti a testa in giù o orientati verso la parete. All’arrivo della notte esce dalle tane per cacciare nella colonna d’acqua circostante o vicino al fondo. L’alimentazione è carnivora e si basa su piccoli crostacei planctonici e bentonici (soprattutto misidacei e anfipodi), vermi e uova o larve di altri pesci. La biologia riproduttiva presenta un fenomeno etologico straordinario: l’incubazione orale paterna. Dopo la fecondazione esterna, che avviene nei mesi estivi, il maschio raccoglie nella propria cavità orale l’intera massa delle uova fecondate (fino a oltre 20.000 uova unite da filamenti) e le custodisce al sicuro per circa due settimane fino alla schiusa. Durante tutto questo periodo il maschio è costretto all’afagia quasi totale, non potendosi nutrire se non a rischio di inghiottire le proprie uova, ed espelle continuamente acqua dalla bocca per ventilare la prole.
Presenza nel territorio ibleo: Lungo i litorali del comparto ibleo Apogon imberbis è un abitante frequente e caratteristico dei fondali rocciosi costieri, distribuito dalla superficie (già a partire da 2-3 metri di profondità nei microanfratti protetti) fino a oltre 50-100 metri. È abbondantemente presente lungo la costa ragusana e siracusana, dove popola gli anfratti più protetti, le volte delle piccole cavità e le spaccature anguste.



