Nome comune: Vespertilio maggiore (dial. “Taddarita“, generico)
Nome scientifico: Myotis myotis Borkhausen, 1797
Famiglia: Vespertilionidae
Status e conservazione: La specie è classificata in Italia come “Vulnerabile” (VU) dalla IUCN per il rapido declino della popolazione. In Sicilia il Vespertilio maggiore si riproduce soprattutto in cavità ipogee soggette a sovrasfruttamento turistico o ad accessi non controllati. La recente diffusione di biocidi in ambito agricolo riduce fortemente la disponibilità di prede (soprattutto coleotteri di media e grossa taglia).
Descrizione e biologia: Il Vespertilio maggiore è uno dei pipistrelli più grandi d’Europa, con una lunghezza dell’avambraccio che può raggiungere i 67 millimetri e un’apertura alare che sfiora i 45 centimetri. La pelliccia è densa e soffice, con una colorazione dorsale che vira dal grigio-fulvo al bruno-rossiccio, mentre la zona ventrale appare nettamente più chiara, quasi biancastra. Il muso è largo e robusto, caratterizzato da orecchie ampie dotate di un trago lanceolato che raggiunge quasi la metà della lunghezza del padiglione auricolare. La biologia alimentare di questa specie è peculiare: a differenza di altri pipistrelli, il Vespertilio maggiore è un predatore che caccia spesso al suolo. Vola a bassa quota su terreni aperti, pascoli o nel sottobosco pulito, utilizzando l’udito per localizzare il fruscio prodotto dai movimenti di grandi insetti terricoli, come i coleotteri carabidi, che afferra direttamente dal terreno. È una specie sociale che forma colonie di centinaia di individui. Durante l’estate, le femmine si radunano in nursery all’interno di grotte o gallerie per partorire e allevare l’unico piccolo nato annualmente, mentre in inverno scelgono cavità ipogee profonde dove la temperatura rimane costante per l’ibernazione. L’aspettativa di vita del Vespertilio maggiore può superare i 20 anni.
Presenza nel territorio ibleo: Nel territorio ibleo la specie, in costante riduzione, è ancora presente in alcune cavità di difficile accesso, come la Grotta Palombara (SR), ma anche in alcune cavità meno sviluppate del comprensorio di Pantalica. Le colonie insediate in vecchi edifici abbandonati sono piuttosto infrequenti.




