Nome comune: Arvicola dei Nebrodi (dial. “Surci campagnuolu“)
Nome scientifico: Microtus nebrodensis (Minà Palumbo, 1868)
Famiglia: Cricetidae
Status e conservazione: In base alla Lista Rossa IUCN dei Vertebrati Italiani (2022), la specie è classificata come LC (Least Concern). Si tratta di un endemismo siciliano derivato dalla separazione sistematica dal gruppo Microtus savii. Nonostante l’areale sia limitato all’isola, non si riscontrano particolari minacce, fatta eccezione per le variazioni locali legate all’agricoltura intensiva e alla frammentazione dei pascoli. La sua importanza ecologica è legata al ruolo di preda primaria per i rapaci del territorio.
Descrizione e biologia: L’arvicola dei Nebrodi è un piccolo roditore con adattamenti specialistici alla vita ipogea: orecchie ridotte, occhi piccoli e coda corta. Il mantello è bruno-grigiastro. Si distingue dalle specie continentali per il cariotipo e per alcuni caratteri della morfologia dentaria, in particolare del primo molare inferiore. Sotto il profilo biologico, è un erbivoro che scava complessi sistemi di gallerie superficiali e profonde, creando camere centrali per la nidificazione foderate di muschi e graminacee, alternate a camere di stoccaggio dove accumula rizomi e bulbi di geofite per i periodi di carenza. La sua attività di scavo non è solo funzionale al rifugio, ma agisce come un motore di bioturbazione che rimescola il suolo e favorisce la diversità floristica dei pascoli, impedendo il predominio di poche specie vegetali. Il ciclo riproduttivo è estremamente plastico e intenso, supportato dalla matrotrofia placentata che permette uno sviluppo rapido degli embrioni. I piccoli nascono in nidi sotterranei protetti, dove ricevono cure parentali costanti e contatto fisico continuo fino all’autosufficienza, garantendo un rapido turnover della popolazione che sostiene l’intera catena trofica dei predatori locali, dai rapaci notturni ai piccoli carnivori.
Presenza nel territorio ibleo: Negli Iblei, Microtus nebrodensis è frequente nei terreni aperti, nei margini dei seminativi e lungo le scarpate dei muretti a secco. Predilige suoli che permettano lo scavo, spesso posizionando gli ingressi delle tane sotto le cortecce umide di tronchi senescenti o in decomposizione che giacciono al suolo, oppure tra le fessure basali dei muretti. La sua presenza è un indicatore della salute delle praterie xerofile e dei pascoli calcarei del ragusano e siracusano.


