Airone rosso

Nome comune: Airone rosso (dial. “Russieddu“)

Nome scientifico: Ardea purpurea Linnaeus, 1766

Famiglia: Ardeidae

Status e conservazione: A livello globale la specie è inserita nella categoria LC (Minor Preoccupazione) della Lista Rossa IUCN. In Italia, secondo le valutazioni del Comitato Italiano IUCN, la specie è classificata come VU (Vulnerabile). La popolazione nidificante italiana è minacciata dalla bonifica delle paludi, dalla gestione idraulica che altera i livelli del bacino durante la riproduzione e dal disturbo antropico nei pressi dei siti di nidificazione.

Descrizione e biologia: Ardeide caratterizzato da una lunghezza totale compresa tra 78 e 90 cm e un’apertura alare che spazia dai 120 ai 150 cm. Il peso corporeo è contenuto, generalmente tra 600 e 1200 grammi, il che gli conferisce una struttura estremamente slanciata. Il piumaggio adulto presenta tinte grigio-ardesia sulle ali e sul dorso, con evidenti sfumature rosso-castane sui fianchi e sul collo. Quest’ultimo è lungo e sottile, segnato da linee longitudinali nere che partono dal becco e scendono lungo i lati del collo. Il becco è giallo intenso e particolarmente acuminato. Rispetto all’Airone cenerino, manifesta abitudini molto più solitarie e sospettose; trascorre la giornata mimetizzato tra i canneti, assumendo spesso la posizione “a palo” con il becco rivolto verso l’alto per confondersi con le canne. La ricerca del cibo avviene per agguato, muovendosi lentamente nell’acqua bassa dove cattura pesci, insetti acquatici e anfibi. Nidifica in colonie non numerose o solitario, costruendo piattaforme di canne secche appena sopra il livello dell’acqua.

Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo l’Airone rosso è considerato un migratore regolare, con una presenza documentata principalmente durante i periodi di passo. Le aree di maggiore interesse sono le zone umide della fascia costiera, con particolare riferimento ai complessi dei Pantani della Sicilia sud-orientale. Segnalazioni sporadiche riguardano anche gli invasi artificiali interni e i tratti a corrente lenta dei principali fiumi iblei, purché caratterizzati dalla presenza di fitti popolamenti di Phragmites australis. Sul finire degli anni ’80 la specie ha iniziato a nidificare nell’invaso di Lentini, fino a quando il livello dell’acqua è stato innalzato compromettendo definitivamente la consistenza della vegetazione ripariale.