Nome comune: Poligonia c-bianco, Vanessa c-bianco
Nome scientifico: Polygonia c-album (Linnaeus, 1758)
Famiglia: Nymphalidae
Status e conservazione: Secondo la Lista Rossa IUCN delle Farfalle Italiane, la specie è classificata come LC (Least Concern). È una farfalla comune e ampiamente distribuita, capace di adattarsi a diversi contesti ambientali. Nonostante la sua resilienza, risente localmente della distruzione delle siepi e delle aree ripariali, habitat fondamentali per lo sviluppo delle sue piante nutrici.
Descrizione e biologia: Si tratta di una specie inconfondibile per il taglio estremamente frastagliato dei margini delle ali, che a riposo le conferisce l’aspetto di una foglia secca, garantendo un mimetismo criptico molto efficiente contro i predatori. Il colore del dorso è arancio vivo con macchie nere e brune. Il tratto distintivo che le dà il nome è una piccola macchia bianca a forma di lettera c (o di virgola) situata sulla pagina inferiore delle ali posteriori. La Poligonia c-bianca è una specie polifaga le cui larve si nutrono di Ortica (Urtica dioica)e di Parietaria (Parietaria diffusa), quest’ultima abbondantissima tra le fessure dei muretti a secco e alla base delle pareti rocciose delle cave. In contesti ripariali più integri, può utilizzare come pianta nutrice anche il Salice bianco (Salix alba). La Parietaria è probabilmente la pianta nutrice chiave per questa specie negli Iblei, poiché garantisce una disponibilità alimentare costante anche quando le ortiche tendono a seccare per il caldo. È una delle poche farfalle che sverna come adulto, trovando rifugio proprio sotto le cortecce umide di tronchi senescenti o nelle cavità profonde dei muretti. Negli Iblei è possibile osservarla quasi tutto l’anno, con picchi di sfarfallamento in primavera e in estate.
Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo la specie frequenta tipicamente i fondovalle umidi delle cave, dove abbondano le piante nutrici di cui necessita. È facile incontrarla lungo i sentieri della Valle dell’Anapo o di Cavagrande del Cassibile, spesso intenta a succhiare i sali minerali dal fango umido o il nettare dai cardi e dalle more selvatiche.


