Nome comune: Mantide nana (dial. “Parrinu“, generico)
Nome scientifico: Ameles spallanzania (Rossi, 1792)
Famiglia: Mantidae
Status e conservazione: La specie non è attualmente inserita nelle categorie di minaccia della Lista Rossa IUCN Italiana ed è considerata non valutata (Not Evaluated – NE). Si tratta di un insetto comune e ampiamente distribuito in tutto il bacino del Mediterraneo. Non rischia l’estinzione su scala globale grazie alla sua notevole adattabilità agli ambienti aridi. Tuttavia, soffre a causa della perdita e frammentazione delle praterie naturali, dell’uso intensivo di insetticidi ad ampio spettro nelle pratiche agricole e dei frequenti incendi estivi
Descrizione e biologia: Mantide caratterizzata dalle dimensioni piuttosto ridotte, che variano tra i 18 e i 30 millimetri di lunghezza, e da un eccezionale dimorfismo sessuale che modifica radicalmente l’aspetto dei due sessi. I maschi presentano un corpo esile e slanciato, dotato di ali ben sviluppate che superano l’addome e consentono loro di volare con agilità alla ricerca delle compagne. Le femmine hanno invece una struttura decisamente più tozza e robusta, con ali ridotte a piccolissimi astucci squamiformi che lasciano l’addome completamente scoperto; quest’ultimo si presenta ampio, rigonfio e tipicamente ripiegato verso l’alto nella porzione terminale. Il pronoto è corto e squadrato mentre gli occhi sono grandi, sporgenti e globosi, privi del tubercolo appuntito che caratterizza altre specie congeneri. La colorazione è estremamente variabile e consente un perfetto mimetismo omocromico: gli individui possono essere di colore verde brillante, grigio, bruno o ocra, adattandosi perfettamente alle tonalità dominanti della vegetazione circostante. Le ninfe e gli adulti sono attivi dalla tarda primavera fino all’autunno inoltrato. A differenza delle mantidi di grandi dimensioni, che tendono ad attendere le prede immobili, questa specie adotta una strategia di caccia più dinamica, spostandosi attivamente tra gli steli d’erba e compiendo rapidi balzi per ghermire piccoli insetti tramite le zampe raptorie anteriori. L’accoppiamento avviene a fine estate; il cannibalismo post-copulatorio da parte della femmina è un evento possibile ma meno frequente rispetto ad altri mantidi, grazie alla maggiore reattività e agilità di fuga del maschio. Prima dell’inverno, la femmina depone le uova all’interno di una piccola ooteca coriacea, dalla forma compatta e percorsa da creste longitudinali, che viene cementata saldamente sulla superficie delle rocce o alla base di rametti secchi.
Presenza nel territorio ibleo: Negli Iblei la Mantide nana trova le sue condizioni ecologiche ideali negli ambienti a forte impronta termo-xerofila. È una presenza abituale e diffusa all’interno delle garighe calcaree a timo e nei pascoli pietrosi degli altopiani, muovendosi tra i cespugli di elicriso e le infiorescenze secche delle graminacee selvatiche. Frequenta regolarmente i margini dei muretti a secco, sfruttando le pietre esposte al sole per riscaldarsi nelle prime ore del mattino e i cespi di vegetazione spontanea cresciuti nelle intercapedini per tendere i suoi agguati. La si incontra con facilità anche lungo i versanti detritici e assolati delle cave, dove la frammentazione della copertura arborea favorisce lo sviluppo dello strato erbaceo e arbustivo basso.


