Nome comune: Didima
Nome scientifico: Melitaea didyma (Esper, 1778)
Famiglia: Nymphalidae
Status e conservazione: Melitaea didyma è una farfalla ampiamente distribuita nel Paleartico occidentale, con un areale che comprende gran parte dell’Europa meridionale, l’area mediterranea e l’Asia occidentale. In Italia è una specie relativamente comune e non risulta attualmente soggetta a particolari rischi di estinzione; la classificazione IUCN per l’Italia è LC (Least Concern). In Sicilia la specie è ben presente, soprattutto nelle aree interne e collinari, ma può subire localmente un declino a causa dell’intensificazione agricola, della perdita di habitat aperti tradizionali e dell’uso di pesticidi, fattori che incidono sia sugli adulti sia sulle piante nutrici delle larve.
Descrizione e biologia: Farfalla di medie dimensioni, con apertura alare generalmente compresa tra 35 e 45 mm, caratterizzata da una livrea arancio-vivace con un disegno nero ben marcato sul lato superiore delle ali. Le ali anteriori mostrano macchie nere irregolari, mentre le posteriori presentano una fascia submarginale più scura; il lato inferiore è più chiaro e variabile, con tonalità giallo-arancio e disegni meno contrastati. La specie mostra una certa variabilità cromatica geografica, che può rendere talvolta complessa la distinzione da altre melitaee affini. Gli adulti frequentano ambienti aperti e soleggiati e sono attivi soprattutto nelle ore più calde, posandosi spesso su fiori per alimentarsi di nettare. Le larve sono fitofaghe e si nutrono principalmente di specie erbacee appartenenti a diversi generi, tra cui Plantago e Verbascum, vivendo inizialmente in piccoli gruppi. Il ciclo biologico può prevedere una o due generazioni annue a seconda delle condizioni climatiche locali, con svernamento allo stadio larvale.
Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio dei Monti Iblei, Negli Iblei Melitaea didyma è osservabile in ambienti aperti e aridi, come prati steppici, pascoli magri, radure e margini di sentieri, spesso su substrati calcarei ben esposti al sole. È particolarmente frequente nelle aree collinari e negli altopiani interni, dove la presenza di vegetazione erbacea spontanea e una gestione del territorio a bassa intensità favoriscono la stabilità delle popolazioni.


