Nome comune: Carabo morbilloso
Nome scientifico: Carabus (Cathoplius) morbillosus alternans Palliardi, 1825
Famiglia: Carabidae
Status e conservazione: La specie non è attualmente inclusa in alcuna Lista Rossa nazionale o internazionale né è soggetta a tutela legislativa specifica (Direttiva Habitat, Convenzione di Berna o Legge 157/92). Di conseguenza, lo stato di conservazione formale è NE (Not Evaluated). Sotto il profilo biogeografico, l’entità è un endemismo siculo-maltese. Le popolazioni sono soggette a pressioni ambientali documentate per il genere Carabus, quali la frammentazione dell’habitat dovuta a infrastrutture viarie e l’uso di fitofarmaci in agricoltura, che impattano sulla disponibilità delle prede (molluschi gasteropodi) e sulla sopravvivenza delle larve terricole.
Descrizione e biologia: Il Carabo morbilloso è un efficiente predatore terricolo di chiocciole (soprattutto del genere Helix) ad attività prevalentemente notturna. È caratterizzato da brachitterismo, condizione che ne preclude il volo e ne limita la capacità di dispersione spaziale, rendendolo dipendente dalla continuità dei corridoi ecologici al suolo. La superficie elitrale presenta una scultura peculiare formata da file di tubercoli allungati intervallati da strie granulose. Il ciclo biologico è sincronizzato con l’andamento pluviometrico mediterraneo: la specie entra in estivazione durante i mesi secchi e riprende l’attività con l’aumento dell’umidità autunnale. È un predatore malacofago specializzato; sia l’adulto che la larva cacciano attivamente chiocciole e limacce, svolgendo un ruolo di regolatore naturale delle popolazioni di molluschi.
Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo, la sottospecie è distribuita negli ambienti di macchia, gariga e nelle aree agricole estensive degli altopiani calcarei. Si rinviene frequentemente in prossimità dei muretti a secco, che fungono da rifugi diurni e siti di svernamento. La sua presenza è relativamente comune nelle aree ove persista una gestione agraria tradizionale che garantisce la stabilità dello strato superficiale del suolo, la presenza di rifugi lapidei e la sopravvivenza delle chiocciole di cui si nutre.




