Nome comune: Ragno violino mediterraneo
Nome scientifico: Loxosceles rufescens (Dufour, 1820)
Famiglia: Sicariidae
Status e conservazione: La specie non è oggetto di alcuna norma per la conservazione. Al momento non sembrano sussistere fattori di rischio importanti per lo stato di conservazione della specie in oggetto, essendo piuttosto comune nell’area del Mediterraneo, Italia inclusa, e in particolare in Sicilia. È spesso segnalata sia in ambienti naturali sia in ambienti antropizzati, come abitazioni, cantine e magazzini..
Descrizione e biologia: Loxosceles rufescens è un ragno di piccole dimensioni, con i maschi che non superano i 7 millimetri di lunghezza e le femmine che raggiungono i 10 millimetri. Il corpo è di colore marrone-giallastro e presenta zampe lunghe e un po’ appiattite lateralmente. Sulla zona dorsale del cefalotorace si distingue, non sempre chiaramente, una macchia scura vagamente a forma di violino, da cui deriva alla specie il nome comune. Il Ragno violino ha sei occhi disposti in tre coppie, una peculiarità del genere Loxosceles. Il comportamento è schivo e per lo più notturno; il ragno non è aggressivo e tende a fuggire se disturbato, ma può mordere se viene schiacciato accidentalmente, soprattutto all’interno di abiti o scarpe. In estate la femmina costruisce un piccolo sacco ovigero dove depone da 20 a 50 uova, e i piccoli rimangono vicini alla madre fino alla seconda muta. Si nutre principalmente di insetti sinantropici come formiche, blatte, mosche e pesciolini d’argento.
Il veleno di Loxosceles rufescens contiene un enzima chiamato sphingomielinasi D (SMase D), che provoca la lisi delle membrane cellulari e genera le lesioni dermonecrotiche note come loxoscelismo. Queste lesioni si manifestano con infiammazione, attivazione del complemento e, in alcuni casi, necrosi cutanea. Tale enzima non è considerato l’unico fattore tossico responsabile dei danni provocati dal morso. Oltre all’azione diretta del veleno, alcuni studi hanno suggerito che batteri anaerobi, in particolare Clostridium perfringens, possano aggravare le lesioni. In alcune ricerche sono stati isolati C. perfringens e altri batteri dall’apparato velenifero di ragni del genere Loxosceles, soprattutto nella specie L. intermedia. Esperimenti effettuati su animali indicano che la combinazione del veleno con C. perfringens provoca lesioni cutanee più estese e gravi rispetto a quelle causate dal solo veleno. Sebbene non esistano dati univoci relativi alla popolazione siciliana di L. rufescens, si ipotizza che la presenza di batteri necrotizzanti nelle ferite da morso possa peggiorare la prognosi. Dal punto di vista clinico, oltre al trattamento sintomatico del morso, si consiglia di valutare la necessità di una copertura antibiotica nei casi di lesioni estese o a rischio di infezione.
Presenza nel territorio ibleo: Diffuso nei contesti urbani, rurali e periurbani degli Iblei, in ambienti asciutti quali abitazioni, case di campagna, garages e ripostigli. Frequentemente ritrovato in cantine, sottoscala, mobili disposti contro i muri. Pur comune, la specie resta timida e tende a evitare l’uomo, con morsi sporadici e quasi sempre accidentali.


