Locusta comune

Nome comune: Locusta comune, Locusta migratrice

Nome scientifico: Locusta migratoria (Linnaeus, 1758)

Famiglia: Acrididae

Status e conservazione: Nella Lista Rossa IUCN degli Ortotteri Europei e a livello globale, Locusta migratoria è classificata nella categoria Minor Preoccupazione (LC) grazie al suo areale distributivo estremamente vasto, che abbraccia l’intero bacino paleartico, l’Africa e ampie porzioni dell’Asia. Sul portale ufficiale di IUCN Italia non è presente una valutazione specifica per la specie. In ambito regionale e peninsulare le popolazioni stabili sono costituite prevalentemente da individui in fase solitaria, non dannosi e ben integrati negli equilibri ecologici delle praterie. Le minacce principali per la conservazione delle popolazioni autoctone risiedono nell’uso massiccio di insetticidi ad ampio spettro in agricoltura, nella scomparsa degli incolti erbosi e nella frammentazione degli ambienti ripariali o delle aree umide perifluviali, habitat fondamentali per la sosta e l’ovideposizione.

Descrizione e biologia: Locusta migratoria è un insetto ortottero celifero di taglia medio-grande: i maschi misurano tra 35 e 50 millimetri di lunghezza, mentre le femmine, sensibilmente più corpulente, possono raggiungere e superare i 60 millimetri. Il corpo è robusto e allungato; le ali anteriori, dette tegmine, sono ben sviluppate, coriacee, chiazzate di macchioline scure e superano abbondantemente l’estremità dell’addome, conferendo all’animale eccellenti doti di volo. Le ali posteriori sono ampie, trasparenti o leggermente sfumate di verdastro alla base, prive di bande colorate scure. Le zampe posteriori sono fortemente modificate per il salto, con femori allungati e tibie provviste di due serie di spine robuste. Il pronoto presenta una carena mediana poco rilevata o quasi piana, tagliata nettamente da un solco trasversale. La specie manifesta un marcato polifasismo, alternando una fase solitaria a una gregaria in base alla densità demografica. Nella fase solitaria gli individui vivono isolati, presentano una colorazione variabile dal verde brillante al bruno-grigiastro mimetico, un pronoto leggermente convesso, ali proporzionalmente meno estese, abitudini sedentarie e scarso istinto gregario. Al contrario, quando l’elevata densità di individui e il continuo contatto reciproco tra le neanidi innescano la fase gregaria, gli insetti assumono una colorazione contrastata bruno-rossastra o giallo-nerastra, modificano le proporzioni corporee sviluppando ali più lunghe e una muscolatura toracica potenziata, e manifestano una forte tendenza all’aggregazione, formando sciami compatti capaci di compiere lunghi spostamenti migratori. Il ciclo biologico è a metamorfosi incompleta. Dopo l’accoppiamento estivo, la femmina affonda l’addome nel terreno friabile o sabbioso mediante l’ovopositore, deponendo pacchetti di uova avvolti da un secreto schiumoso protettivo, l’ooteca. La schiusa avviene in primavera; l’alimentazione è strettamente fitofaga, con una spiccata preferenza per le graminacee spontanee e coltivate.

Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo la specie è presente con popolazioni residenti quasi esclusivamente in fase solitaria. Frequenta gli ambienti aperti e soleggiati dell’altopiano e delle fasce collinari, in particolare i pascoli aridi, i prati incolti, i margini di coltivi cerealicoli e le piane alluvionali sabbiose o ciottolose nei pressi dei corsi d’acqua e delle fiumare di fondovalle. La presenza di terreni sciolti e asciutti, associata a una densa copertura di erbe spontanee, garantisce le condizioni ideali per la deposizione delle uova e il completamento del ciclo vitale. Sul territorio non si registrano da molti decenni pullulazioni di fase gregaria o sciami invasivi d’interesse agrario.