Leccio

Nome comune: Leccio (dial. “Ilici“)

Nome scientifico: Quercus ilex L., 1753

Famiglia: Fagaceae

Status e conservazione: Nella Lista Rossa IUCN globale delle specie arboree, Quercus ilex è catalogato nella categoria Minor Preoccupazione (LC), grazie all’ampio areale euro-mediterraneo e alla rilevante consistenza numerica delle sue popolazioni. Sul portale ufficiale di IUCN Italia non è presente una scheda di valutazione specifica, trattandosi di un’essenza forestale autoctona caposaldo della vegetazione naturale della Penisola e delle isole maggiori. Non è una specie protetta a livello di singolo individuo fuori dalle riserve, ma la lecceta e la macchia alta a leccio rientrano negli habitat di interesse comunitario (Direttiva Habitat 92/43/CEE). Le minacce principali su scala locale e regionale provengono dagli incendi boschivi estivi, dall’eccessivo pascolamento caprino e bovino che compromette il rinnovamento naturale dei polloni e delle piantine, dai prolungati periodi di siccità legati ai cambiamenti climatici e dalla diffusione di patogeni fungini e parassiti corticicoli (come i funghi del genere Phytophthora o i coleotteri cerambicidi).

Descrizione e biologia: Quercus ilex è un albero sempreverde in grado di raggiungere un’altezza compresa tra 15 e 25 metri e di sviluppare fusti dal diametro imponente con una chioma densa, globosa e cupa. La corteccia è grigio-scura o nerastra, liscia negli esemplari giovani e finemente fessurata in piccole placche squadrate e rigide negli individui adulti. Le foglie sono coriacee, persistenti per 2-3 anni, alternate e con un breve picciolo; mostrano un marcato polimorfismo fogliare (eterofillia): la pagina superiore è liscia, scura e verde lucida, mentre la pagina inferiore si presenta densamente tomentosa, ricoperta da una peluria grigio-cinerea che riduce al minimo la traspirazione idrica. Il margine fogliare varia da intero negli esemplari adulti o nella chioma alta, a seghettato e spinoso nei rami bassi, nei polloni e nelle piante giovani (un adattamento di difesa contro il pascolamento degli erbivori). La specie è monoica: i fiori maschili sono riuniti in amenti penduli e giallastri, mentre quelli femminili sono piccoli, isolati o a gruppi di 2-3 all’ascella delle foglie superiori. La fioritura avviene tra aprile e maggio e l’impollinazione è anemofila (operata dal vento). Il frutto è una ghianda (achenio) di forma ovoidale, lunga 1,5–3 centimetri, ricoperta per circa un terzo o metà della lunghezza da una cupola squamosa ricoperta di tomento grigio. Le ghiande maturano nell’autunno dello stesso anno della fioritura e costituiscono una risorsa trofica di primario valore per la fauna selvatica. Il Leccio possiede un apparato radicale fittonante ed eccezionalmente profondo, capace di penetrare nelle fessure della roccia madre calcarea per intercettare le falde idriche sotterranee.

Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo il Leccio rappresenta la specie guida climacica dell’antica foresta mediterranea. Sebbene la copertura forestale originaria dell’altopiano sia stata storicamente ridotta dal disboscamento per far posto ai pascoli e ai seminativi, il Leccio sopravvive con formazioni di straordinario valore ecologico e paesaggistico. Trova il suo rifugio ideale lungo i versanti acclivi e i fondovalle delle fiumare e delle cave calcaree, dove il microclima più fresco e umido ne ha garantito la conservazione. Formazioni residue o esemplari secolari isolati sono frequenti anche sui rilievi montani interni.