Anguilla europea

Nome comune: Anguilla europea (dial. “Ancidda“)

Nome scientifico: Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758)

Famiglia: Anguillidae

Status e conservazione: Nella Lista Rossa IUCN l’Anguilla europea è drammaticamente classificata come In Pericolo Critico (CR) sia a livello globale che nel Mediterraneo, trovandosi a un elevatissimo rischio di estinzione in natura. Dagli anni ’80 a oggi lo stock naturale ha registrato un decremento catastrofico stimato al 99%. La specie è oggetto di rigidi regolamenti comunitari (Reg. CE 1100/2007) e di mirati progetti di conservazione a livello di bacino, come il progetto europeo LIFEEL. Le minacce che incombono sulla specie sono molteplici: la frammentazione del reticolo idrografico ad opera di sbarramenti, i cambiamenti climatici che alterano le correnti oceaniche, e un’intensa pressione di pesca rivolta sia agli adulti per il consumo umano (particolarmente durante le festività), sia ai giovani esemplari per l’acquacoltura. Negli Iblei, la criticità di gran lunga maggiore è proprio rappresentata dagli sbarramenti fluviali, che interrompono la vitale continuità ecologica necessaria alle sue migrazioni.

Descrizione e biologia: È un pesce osseo dal corpo inconfondibilmente serpentiforme, cilindrico nella porzione anteriore e compresso lateralmente verso la coda. Dal punto di vista ecologico, si tratta di una specie catadroma ed eurialina caratterizzata da uno straordinario eclettismo e da una spiccata tolleranza alle variazioni ambientali. Colonizza un’ampia gamma di ecosistemi acquatici, spaziando dai fiumi e canali d’acqua dolce ai laghi, stagni, estuari e lagune salmastre. Tollera ampi sbalzi termici, drastiche variazioni di salinità e ridotte concentrazioni di ossigeno disciolto; inoltre, l’intensa vascolarizzazione della cute le conferisce una notevole capacità di respirazione cutanea, permettendole di resistere a lungo fuori dall’acqua e di strisciare su terreni umidi per superare ostacoli emersi. Manifesta una spiccata preferenza per i fondali mobili e sedimentari, nei quali tende a infossarsi durante la stasi invernale, pur dimostrando una buona capacità di adattamento ai substrati duri o rocciosi. Nelle acque continentali la densità di popolazione è condizionata dalle modalità di invasione delle giovani reclute ed è inversamente proporzionale alla distanza dal mare e all’altitudine: le densità maggiori si registrano nelle aree estuarine e lagunari, mentre nei corsi d’acqua la presenza dirada progressivamente risalendo verso monte, diventando del tutto sporadica oltre i 900-1000 metri di quota. Il ciclo biologico è unico e vede tutti gli individui europei e mediterranei costituire un’unica popolazione geneticamente omogenea ed interfeconda (panmissia). L’unico sito di riproduzione è localizzato nelle profondità oceaniche del Mar dei Sargassi. Dalle uova schiudono le larve (leptocefali) che intraprendono una migrazione passiva trasportate dalla Corrente del Golfo della durata di circa 1-2 anni (sebbene studi otolitici ipotizzino tempi inferiori all’anno). Al margine della piattaforma continentale si trasformano in giovanili trasparenti (“ceche”) che risalgono le acque costiere e interne. Qui inizia la fase bentonica di accrescimento e nutrizione (“anguilla gialla”), che si protrae per un periodo variabile tra i 6 e i 12 anni. Completato lo sviluppo, subisce una metamorfosi fisiologica e morfologica assumendo una livrea argentea (“anguilla argentea”), con aumento della dimensione degli occhi e atrofia del tubo digerente, avviando la migrazione di “smontata” verso l’oceano per riprodursi un’unica volta nella vita.

Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo l’Anguilla è una specie storicamente presente in quasi tutto il reticolo idrografico principale, spingendosi dal livello del mare fino ai settori collinari. Popola stabilmente le acque salmastre dei Pantani costieri di transizione (Vendicari, Longarini, Cuba) e risale le fresche acque dei torrenti incassati nelle caratteristiche cave calcaree, trovando rifugio tra le radici sommerse della vegetazione ripariale o negli anfratti rocciosi del fondo. La si ritrova nei bacini dell’Anapo, del Ciane, del Tellaro e del Cassibile, sebbene con densità nettamente inferiori rispetto al passato. Emblematica è la situazione sul fiume Irminio: la costruzione della Diga di Santa Rosalia ha creato una barriera insormontabile che ha isolato le popolazioni a monte, impedendo l’arrivo di nuove giovani anguille dal mare e bloccando la discesa degli adulti riproduttori, condannando di fatto le popolazioni a monte dello sbarramento a un inesorabile declino.