Nome comune: Zigolo nero (dial. “Ziulu“)
Nome scientifico: Emberiza cirlus Linnaeus, 1766
Famiglia: Emberizidae
Status e conservazione: Secondo la Lista Rossa IUCN.it, lo Zigolo nero è classificato come LC (Least Concern). In Italia la specie gode di uno stato di conservazione favorevole e la popolazione è considerata stabile. Le principali minacce derivano dall’intensificazione delle pratiche agricole, che comporta l’eliminazione di siepi, filari e arbusti, elementi fondamentali per la sua nidificazione. Anche il massiccio impiego di erbicidi influisce negativamente, riducendo la disponibilità di semi di piante erbacee spontanee, che sono alla base della sua dieta invernale.
Descrizione e biologia: Lo Zigolo nero è un passeriforme dalla corporatura raccolta e dal becco conico, robusto alla base, che rappresenta lo strumento perfetto per frantumare i semi di cui si nutre. Il maschio in abito nuziale è facilmente riconoscibile per il disegno facciale molto contrastato: gola nera, una stria nera che attraversa l’occhio e una banda pettorale gialla che risalta sul petto verdastro. Il dorso è bruno-castano con evidenti striature scure. La femmina è molto più sobria e mimetica, caratterizzata da toni bruni e olivastri che le permettono di confondersi perfettamente con la vegetazione secca durante la cova. La biologia riproduttiva vede la specie impegnata nella costruzione del nido a terra o a brevissima distanza dal suolo, solitamente ben nascosto tra i rovi o alla base di fitti arbusti. Sebbene sia un uccello prevalentemente granivoro, durante il periodo di svezzamento dei pulli la dieta diventa insettivora per garantire il necessario apporto proteico alla prole. Il canto del maschio è un trillo metallico e rapido, emesso spesso da un posatoio sopraelevato, come la punta di un albero o un cavo elettrico, per marcare con insistenza il proprio territorio.
Presenza nel territorio ibleo: Negli Iblei, lo Zigolo nero trova il suo habitat ideale nel paesaggio agrario tradizionale, dove i seminativi e i pascoli sono intervallati da quella fitta rete di muretti a secco che caratterizza l’altopiano. La specie è stanziale nel territorio e rappresenta un elemento fondamentale della fauna dei campi, fungendo da indicatore della qualità ecologica degli ambienti rurali iblei non ancora compromessi dalle monocolture intensive.




