Formicaleone maggiore

Nome comune: Formicaleone maggiore

Nome scientificoPalpares libelluloides (Linnaeus, 1764)

FamigliaMyrmeleontidae

Status e conservazione: L’ordine dei neurotteri non è attualmente compreso nei gruppi tassonomici esaminati capillarmente dalle Liste Rosse IUCN Italiane, pertanto la specie è formalmente catalogata come Non Valutata (NE) a livello nazionale. Su scala europea è considerata una specie a minor preoccupazione, caratterizzata da popolazioni localizzate ma complessivamente stabili. Negli Iblei la conservazione della specie è strettamente subordinata alla tutela delle praterie seminaturali e delle aree di macchia-gariga.

Descrizione e biologia: Si tratta del più grande neurottero della fauna italiana ed europea, un insetto dall’aspetto imponente che può raggiungere una lunghezza complessiva di circa cinque centimetri e un’apertura alare che sfiora gli undici centimetri. Il corpo mostra una colorazione giallo-grigiastra interrotta da striature nere longitudinali. Le ali sono ampie, trasparenti, ma caratterizzate da una fitta e vistosa ornamentazione di grandi macchie e screziature bruno-nerastre; questa complessa trama grafica funge da mimetismo di scomposizione della figura, frammentando la sagoma dell’insetto quando si posa sulla vegetazione secca. Gli adulti mostrano un volo sfarfallante, pesante e tendenzialmente lento, attivo sia di giorno sia nelle ore crepuscolari tra la fine di maggio e l’agosto inoltrato. Sono predatori che frequentano lo strato erbaceo e arbustivo più basso per catturare altri piccoli insetti. Una delle particolarità biologiche più rilevanti risiede nel comportamento dello stadio giovanile. Contrariamente a quanto osservabile in altre specie più piccole della medesima famiglia, la larva del formicaleone maggiore non costruisce le classiche trappole fossorie a imbuto nella sabbia fine. Essa vive invece stabilmente sepolta nello strato superficiale del suolo, mimetizzata tra il detrito vegetale, il terriccio grossolano, la ghiaia e le radici, attendendo il passaggio di formiche, coleotteri e ragni che ghermisce grazie a due grandi mandibole arcuate e cave, utilizzate per iniettare un fluido digestivo e paralizzante.

Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo Palpares libelluloides trova condizioni ecologiche ottimali nei biotopi caldi, aperti e marcatamente xerofili che caratterizzano il paesaggio collinare e i margini degli altipiani. È un ospite tipico delle praterie steppiche a prato magro, dei pascoli pietrosi e delle formazioni di gariga dominate dal timo arbustivo e dall’elicriso.

Codibugnolo siciliano (Aegithalos caudatus siculus)

Tra i rami dei boschi e delle boscaglie iblee si muove, sovente in piccoli ma vivaci gruppi familiari, il Codibugnolo siciliano. Questo piccolo uccello, caratterizzato da una coda lunghissima e da una silhouette inconfondibile, è una sottospecie esclusiva della nostra isola, ben nota per la straordinaria abilità architettonica con cui tesse un nido a sacco fatto di muschio, licheni e ragnatele.

Tra le garighe e i prati aridi del territorio ibleo fiorisce l’Ofride di Bertoloni, una delle orchidee spontanee più affascinanti della nostra flora. Questo straordinario fiore attua una complessa strategia di seduzione visiva e olfattiva: il suo labello imita perfettamente la forma, la pelosità e persino i feromoni della femmina di specifici insetti impollinatori, ingannando i maschi che, nel tentativo di accoppiarsi con il fiore, si caricano di polline garantendo così la riproduzione della pianta.

Ofride di Bertoloni (Ophrys bertolonii)
Pollo sultano (Porphyrio porphyrio)

Tra i fitti canneti dei pantani e dei corsi d’acqua iblei si muove il Pollo sultano, un bizzarro uccello palustre dall’inconfondibile piumaggio blu-violaceo e dal robusto becco rosso. Questo grande rallide, un tempo estinto in Sicilia e oggi felicemente ritornato a frequentare le nostre zone umide, utilizza le sue enormi dita per camminare sulla vegetazione galleggiante e afferrare i germogli di cui si nutre.