Formica di velluto

Nome comune: Formica di velluto

Nome scientificoRonisia brutia (Petagna, 1787)

FamigliaMutillidae

Status e conservazione: Non essendo soggetta a un monitoraggio sistematico globale, la specie non è attualmente valutata (NE) dalla Lista Rossa IUCN, ma a livello mediterraneo e locale è considerata comune e non minacciata. Tuttavia, essendo strettamente legata per la sua riproduzione alla presenza di altre specie di imenotteri solitari, il suo stato di salute è direttamente proporzionale a quello dei suoi ospiti. Nel territorio ibleo, le minacce principali derivano dall’uso indiscriminato di insetticidi nelle aree agricole e dalla progressiva distruzione degli habitat di gariga e degli incolti marginali a favore di colture intensive o dell’urbanizzazione, che riducono i siti di nidificazione per le api selvatiche.

Descrizione e biologia: A dispetto del nome comune, che deriva dal suo aspetto e dal suo incedere frenetico sul terreno, non si tratta di una formica ma di una vespa solitaria, caratterizzata da un marcatissimo dimorfismo sessuale. Le femmine, lunghe circa 10-15 millimetri, sono completamente attere (prive di ali) e presentano il corpo ricoperto da una folta peluria vellutata. Sfoggiano una vistosa colorazione aposematica, con un torace rosso-ruggine o arancione intenso e un addome nero solcato da bande e macchie di peli bianco-argentei, chiara avvertenza per i predatori: sono infatti armate di un pungiglione lungo e mobile capace di infliggere punture estremamente dolorose. I maschi, al contrario, sono alati, di dimensioni spesso maggiori ma dalla colorazione meno appariscente, e sono sprovvisti di pungiglione (ovopositore). La biologia riproduttiva è quella tipica dei parassitoidi: le femmine perlustrano incessantemente il suolo alla ricerca dei nidi sotterranei di api o vespe solitarie. Una volta individuata la cella pedotrofica dell’ospite, la femmina vi penetra e vi depone un uovo; la larva che ne sguscerà si nutrirà della larva ospite fino a ucciderla, impupandosi poi all’interno del nido usurpato. Gli adulti, invece, sono floricoli e si nutrono principalmente di nettare. Se disturbata o manipolata, la femmina (e, in misura minore, anche il maschio) è in grado di emettere un acuto e ben udibile suono stridulo sfregando i segmenti addominali, un ulteriore avvertimento deterrente.

Presenza nel territorio ibleo: Nel comprensorio ibleo la specie è un elemento faunistico tipico e diffuso degli ambienti termofili, secchi e soleggiati. Frequenta assiduamente le praterie steppiche, gli altopiani calcarei pietrosi, i margini assolati dei carrubeti e la gariga arbustiva, spesso in prossimità della caratteristica rete dei muretti a secco tradizionali. Tra la tarda primavera e l’estate inoltrata, nelle ore più calde della giornata, è relativamente facile osservare le femmine mentre corrono freneticamente, con scatti nervosi e andatura zigzagante, sul terreno polveroso o sui sentieri battuti in cerca dei nidi ipogei dei propri ospiti, sfruttando in pieno l’aridità e il microclima torrido che caratterizzano la stagione estiva siciliana.

Formica di velluto (Ronisia brutia)