Tele e ragnatele

Se cavalli, cani, gatti, cigni e persino tacchini albergano frequentemente nelle grandi opere pittoriche rinascimentali,  bisogna attendere pazientemente la seconda metà dell’ottocento affinché i ragni (e le loro tele, simbolo di laboriosità e di inganno al tempo stesso) comincino a frequentare le opere di grandi illustratori.

Nel 1867 Gustav Doré (più noto per aver ispirato, con le sue illustrazioni, “Il viaggio nella luna” di Georges Méliès) raffigura magnificamente il mito ovidiano di Aracne in una incisione per il dodicesimo canto del Purgatorio dantesco.
Meno di vent’anni dopo, Bertrand Redon, al secolo Odilon Redon, unanimemente considerato uno dei padri fondatori della pittura simbolista francese, dipinge ragni antropomorfi piangenti e risolenti che sembrano ammiccare alla sottocultura “furry fandom” degli anni ‘80…

Non occorrono comunque talenti noetici né sillogismi aristotelici per asserire con ragionevole autorevolezza che tele e ragnatele mal si conciliano nelle storia antica e recente delle arti figurative, probabilmente a causa della diffusa ripugnanza verso la classe dei Ragni.
Eppure, al di fuori della cultura occidentale (maggiormente intrisa di aracnofobia e di tarantismo…), il ragno immaginario assume frequentemente il ruolo ora di taumaturgo, ora di mago, talvolta persino di psicopompo, soprattutto nelle culture precolombiane, dove la ragnatela (simbolo della predestinazione) guida il passaggio tra dimensioni solitamente inconciliabili.


Questa poderosa, un po’ ebbra premessa che dichiaro (non senza imbarazzi…) essermi sfuggita di mano, funge da ingombrante dichiarazione d’intenti per la fotomicrografia di oggi: un primissimo piano di uno dei Salticidi più frequenti delle nostre abitazioni...il Menemerus taeniatus.
Caratterizzati da organi della vista poderosamente sviluppati (8 tra occhi e ocelli di diversa forma e funzione, disposti su tre file diverse, per fornire una campo visivo prossimo ai 360°) e dalla capacità onomaturgica di spiccare salti 50 volte superiori alla loro stessa lunghezza (grazie al pompaggio istantaneo di sangue ad alta pressione nelle zampe posteriori), i Salticidi, oltre a rappresentare la famiglia più numerosa dei Ragni, sono certamente i predatori più efficienti tra tutti gli aracnidi.
Nonostante le più che temibili abilità venatorie, quando osservato da molto vicino, il Menemerus taeniatus (grazie ai grandi occhi e ai pedipalpi fittamente pelosi) rivela un aspetto fricchettone e stravagante che, spero, possa indurre nel casuale osservatore un anelito riconciliativo con il totemico, magico, taumaturgico ragnetto…

Ragno salticide (Menemerus taeniatus)

Dati di scatto

Fotocamera: Panasonic G6
Obiettivo: Nikon 5X Measuring Microscope
Ingrandimento sul sensore: 4x
Numero scatti Stacking: 18
Illuminazione: Luce LED continua

Dati di scatto

Fotocamera: Nikon D2x
Obiettivo: Micro Nikkor Ais 200mm f/4 IF + 4T
Numero scatti Stacking: 12
ISO: 125
Diaframma: f/8
Tempo di scatto: 1/250 sec.

Poco da dire sulle difficoltà tecniche della ripresa, legate essenzialmente alla vivacità del soggetto e alla necessità di lavorare in modalità “focus stacking”, scansionando il soggetto con 18 scatti complessivi. La scelta dell’arma è caduta su un esotico Nikon 5X Measuring Microscope (EDF20052), obiettivo industriale utilizzato nei microscopi da ispezione, controllo qualità e misurazione. Caratterizzato da un disegno spiccatamente telecentrico (almeno al rapporto di ingrandimento nominale) e afflitto da una marcata tendenza  alla aberrazione cromatica longitudinale, il Nikon MM 5X (ad onta della sua lunghezza focale poco superiore ai 40mm) può vantare una distanza di lavoro ben superiore ai 60 mm, che ben si concilia con la fotomicrografia di soggetti vivi.

Appendice iconografica

  • Gustave Doré, Arachne (1867), incisione per il Purgatorio di Dante
  • Odilon Redon, The Crying Spider (1881), carboncino
  • Odilon Redon, The Smiling Spider (1887), litografia