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Questa è la volta di un obiettivo piuttosto insolito e dall'uso
relativamente specialistico (fotografia immersiva, fotografia della
volta celeste, fotografia subacquea, fotografia cosiddetta
"creativa"): il Nikkor 10.5mm f/2.8 Fisheye, presentato
nell'anno 2003 e dedicato specificatamente alle DSRL formato DX.
Caratteristiche tecniche
La Nikon ha
sempre mantenuto un ruolo determinante nella diffusione commerciale
di ottiche dalla vocazione inizialmente esoterica e dall'uso molto
specialistico. Così, anche in ambito fisheye, fu la Nippon
Kogaku, nel 1938, a produrre in serie il primo obiettivo fisheye con
copertura diagonale di 180: un Nikkor 16mm f/8 progettato per il
formato 120 e pensato per usi eminentemente meteorologici.
Ulteriori, preziose informazioni sulla storia dei Fisheye Nikon
possono essere reperite nell'eccellente articolo del dott. Marco Cavina (carissimo amico e impareggiabile "uomo di fotografia"),
reperibile al seguente indirizzo internet: FOTOGRAFIA E PROSPETTIVA Ogni qualvolta scattiamo una fotografia, il sistema fotocamera-obiettivo esegue una proiezione prospettica sul piano del sensore, cioè proietta su di esso infiniti punti-immagine che si erano già "incontrati" in un dato punto nodale (coincidente con il centro ottico dell'obiettivo o il foro stenopeico di una pinhole). In questo tipo di proiezione (corrispondente, seppur con approssimazione, anche alla visione dell'occhio umano, la cui superficie di proiezione, cioè la retina, non é però esattamente piana), gli oggetti appaiono più piccoli al crescere della distanza dal piano di proiezione.
Questa premessa, di sapore vagamente scolastico, introduce appieno la cosiddetta "questione
prospettica", cioè il metodo per raffigurare la realtà
tridimensionale su di un piano (pergamena, quadro, pellicola o
sensore che sia...). Fin da quando, infatti, l’uomo ha iniziato a tracciare le
mappe del globo terrestre, si è imposta l'annosa questione di come
riportare su una superficie piana qualcosa che nella realtà è
disposto su di una superficie sferica.
Nella proiezione rettilineare,
dunque, tutte le linee di fuga sono linee rette che
convergono verso punti speciali chiamati fuochi.
Se decidessimo di costruire un obiettivo che abbia un angolo di
campo di 180° (sempre sulla diagonale del formato) e che utilizzi lo
stesso
sistema di proiezione rettilineare, avremmo bisogno di un sensore di
dimensioni...infinite! Eppure, esistono numerosi obiettivi che hanno
tale prerogativa...anzi il mitico Nikkor 6,3mm f/5,6 raggiunse nel
lontano 1969 un incredibile angolo di campo di 220° (...attenzione
alla orecchie a sventola...). Proprio per questo motivo, gli
obiettivi fisheye non possono obbedire alla regole della
proiezione rettilineare, bensì a quelle della proiezione
equidistante. In questo tipo di proiezione, i punti-immagine vengono
collocati sul sensore in proporzione alla distanza angolare
dall'asse ottico dell'obiettivo; se un soggetto è situato a 45°
dall'asse ottico di ripresa, verrà proiettato a metà strada tra il
centro ed il bordo del sensore.
In realtà, come meglio spiegato nel paragrafo relativo alle funzioni di defishing, il metodo di proiezione del Nikkor 10.5mm Fisheye è quello della proiezione equisolida; facendo un esempio molto pratico e poco accademico, la mappatura di una proiezione equisolida è paragonabile al riflesso di un'immagine in uno specchio sferico ed è pertanto leggermente diversa da quella della proiezione equidistante. Un caso davvero particolare di obiettivi ad occhio di pesce è quello del cosiddetto fisheye ortografico, presentato da Nikon nel luglio del 1968: il miracoloso Nikkor OP Fisheye 10mm f/5.6, dotato di un'incredibile lente asferica frontale, era in grado di rispettare due parametri importantissimi e prerogativi della proiezione ortografica: conservare inalterato il rapporto fra due punti-oggetto e la loro proiezione sul film ed eliminare virtualmente ogni forma di vignettatura geometrica. La proiezione ortografica ha infatti il punto di origine (quello in cui si posiziona la torcia dell'esempio di cui sopra) posto al'infinito. In pratica, in questo tipo di fisheye, la distorsione prospettica è ancora più accentuata con la porzione centrale dell'immagine molto più grande delle porzioni periferiche. TECNICHE DI DEFISHING
In generale, essendo tutt'altro che anglomane, cerco sempre di
utilizzare termini in lingua italiana per esprimere concetti
rivolti ad un pubblico italiano; tuttavia il lemma "depescizzare"
mi è sembrato piuttosto inappropriato e cacofonico, mentre "rimappatura
rettilineare" è quanto mai esoterico e ridondante. Ma,
dissertazioni linguistiche a parte, che cos'è esattamente il
defishing? È una renderizzazione via
software volta a trasformare un'immagine proveniente da un
obiettivo a proiezione equidistante in un'immagine a proiezione
rettilineare. Cioè, in soldoni, il defishing trasforma
un'immagine fisheye in un'immagine grandangolare privata
della distorsione a "occhio di pesce".
Prima di analizzare un caso pratico di
defishing, vorrei accennare al alcuni concetti fondamentali
relativi alla questione; la funzione teorica di mappatura di un
fisheye a proiezione equisolida è la seguente:
Di seguito, l'analisi comparata della
mappatura rettilineare dell'immagine di una
credenza, realizzata
con il Nikkor AF DX Fisheye 10.5mm f/2.8 G ED su Nikon
D70s
montata su cavalletto Gitzo GT1340 con testa idrostatica
Manfrotto MG468RC2.
Si può facilmente osservare che l'effetto di
"rettilinearizzazione" è abbastanza diverso tra le varie
soluzioni software. In particolare, Capture NX, PTLens e Adjust
di PanoTools presentano inquadrature rettilineari relativamente
simili, mentre la funzione Remap di PanoTools riduce
notevolmente l'angolo di campo finale. E ciò nonostante abbia
inserito in Remap lo stesso valore di HFOV (138°) usato per
Adjust e per PTLens. Osservando nel dettaglio al 100% le quattro
immagini rimappate, mentre il centro risulta pienamente nitido
con tutte le soluzioni software, i bordi migliori sono quelli di
Adjust di PanoTools, quelli di Capture NX (sottoposti, però, ad
una maschera di contrasto di default veramente eccessiva) e
quelli di PTLens.
TEST
Adesso è venuto il momento di testare sul campo le qualità
ottiche di questo gioiellino di casa Nikon. Come sempre, la
fotocamera impiegata è stata una "classica" Nikon D2x, settata
in qualità NEF, sensibilità 100 ISO, sharpening normal,
esposizione manuale, scatto remoto, cavalletto Gitzo 1340 con testa
idrostatica Manfrotto MG468RC2. Il soggetto scelto è stato la
chiesa madre di Modica, il Duomo di S.
Giorgio, autentico monumento del barocco siciliano e
scenario consueto di certi polizieschi di ambientazione
isolana...
Osservando i ritagli al 100% si rimane letteralmente strabiliati
dalla costanza dei risultati; da f/2.8 a f/16 la nitidezza è
elevatissima e pressoché costante, con cedimenti lievissimi
solamente ai valori estremi delle aperture testate. Un ulteriore
miglioramento dei bordi può essere ottenuto correggendo le
aberrazioni cromatiche tramite Adobe Camera RAW (Red/Cyan:-30 e Blue/Yellow:+15), nonché applicando la funzione "Defringe All
Edges" (per la riduzione del purple fringing), come
mostrato nella terza finestra comparativa.
Il
Nikkor AF DX Fisheye 10.5mm f/2.8 G ED è caratterizzato da una
distanza minima di messa a fuoco di soli 14cm, corrispondenti ad
una distanza di lavoro di meno di 3 cm e ad un rapporto di
ingrandimento pari ad 1:5.
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Conclusioni Il Nikkor AF DX Fisheye 10.5mm f/2.8 G ED è un obiettivo fisheye a piena copertura di formato, caratterizzato da prestazioni ottiche strabilianti, insidiate solamente da consistenti fenomeni di "purple fringings" in determinate condizioni di ripresa. La messa a fuoco minima di 0.14m consente di esplorare in modo innovativo il campo macro, garantendo una nitidezza eccellente. Se opportunamente rimappato, il Nikkor 10.5 diventa un "improbabile" rettilineare da 8mm con ottima nitidezza al centro e discreta ai bordi (a patto di utilizzare fotocamere ad alta risoluzione e applicazioni software adeguate). Conclusion The Nikkor AF DX Fisheye 10.5mm f/2.8 G ED is a full frame fisheye with excellent optical performances, only with some occasional purple fringings. The closest focusing distance (0.14m) allows to obtain original and excellent macrophotos with incredible field of view. If well defished, the Nikkor 10.5mm becomes a good "impossible" rectilinear 8mm, with optimal center sharpness and fairly good borders (but you have to use hihg esolution cameras and appropriate softwares).
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