
Nikkor AF DX Fisheye 10.5mm f/2.8
G ED...occhio di pesce, vista di falco...
Questa è la volta di un obiettivo piuttosto insolito e dall'uso
relativamente specialistico (fotografia immersiva, fotografia della
volta celeste, fotografia subacquea, fotografia cosiddetta
"creativa"): il Nikkor 10.5mm f/2.8 Fisheye, presentato
nell'anno 2003 e dedicato specificatamente alle DSRL formato DX.
Prendendo spunto dal test di questo ben preciso modello, si è
pensato di vagabondare (con leggerezza e senza troppo rigore
cattedratico) nell'ambito, più vasto e complesso, delle
ottiche fisheye, dei relativi modelli geometrici di proiezione e
delle diverse tecniche di defishing (cioè di correzione della distorsione).
Dotato di 10 elementi ottici (di cui uno, il penultimo, di rango
ED), suddivisi in 7 gruppi, il Nikkor 10.5mm f/2.8 è il risultato di
un progetto estremamente innovativo che mette a disposizione di
tutti i possessori di DRSL formato DX un fisheye fullframe capace
di coprire un angolo di visuale di 180° (naturalmente sulla
diagonale del sensore).
Tradotti in angoli di campo (FOV = Field Of View) orizzontali (HFOV)
e verticali (VFOV), i 180° diagonali forniscono valori di HFOV pari
a 136,6° e di VFOV pari a 87,7°! Valori davvero entusiasmanti, se si
considera che il Nikkor DX 12-24mm f/4 (la focale più corta prodotta
da Nikon per le sue DSRL formato DX) presenta un HFOV pari a 89°.
Ma l'enorme HFOV di questo obiettivo (dovuto al particolare progetto
ottico delle ottiche fisheye) non è l'unico punto di forza di questo
piccolo gioiello: il Nikkor 10.5 f/2.8 può infatti focheggiare fino ad una
distanza di 0,14m (cioè meno di 3 cm dalla lente frontale, con un
R.R. = 1:5), consentendo di esplorare in modo assolutamente nuovo e
informale il mondo della macrofotografia ambientata.
Caratteristiche tecniche
| Lunghezza focale |
10.5 mm |
| Apertura massima |
f/2.8 |
| Lenti e gruppi |
10 elementi in 7 gruppi |
| Angolo di campo |
180° |
| Scala dei diaframmi |
da f/2.8 a f/22 |
| Scala delle distanze |
Da infinito a 0.14m |
| Massimo R.R. |
1:5 |
| Peso |
305g |
| Dimensioni |
63mm x 62,5mm |
| Paraluce |
Fisso, a petali |
OBIETTIVI FISHEYE : DALLE ORIGINI AD OGGI
La Nikon ha
sempre mantenuto un ruolo determinante nella diffusione commerciale
di ottiche dalla vocazione inizialmente esoterica e dall'uso molto
specialistico. Così, anche in ambito fisheye, fu la Nippon
Kogaku, nel 1938, a produrre in serie il primo obiettivo fisheye con
copertura diagonale di 180: un Nikkor 16mm f/8 progettato per il
formato 120 e pensato per usi eminentemente meteorologici.
Ulteriori, preziose informazioni sulla storia dei Fisheye Nikon
possono essere reperite nell'eccellente articolo di Marco Cavina (carissimo amico e impareggiabile "uomo di fotografia"),
reperibile al seguente indirizzo internet:
http://www.luciolepri.it/lc2/marcocavina/articoli_fotografici/Nikkor_fisheye_story/00_pag.htm
Da allora ad oggi, sono cambiate le tecnologie, le esigenze di
marketing, i costi dei materiali e della produzione, ma il concetto
"geometrico" di obiettivo fisheye è rimasto senz'altro immutato.
Un obiettivo "occhio di pesce" è sostanzialmente uno strumento ottico in
grado di proiettare un'immagine con angolo di campo diagonale di
180°. L'originale appellativo non credo abbia origine dall'analogia
con la visione caratteristica degli appartenenti a questa Classe di
Vertebrati (dotati in maggioranza di visione monoculare con campo
visivo pari o superiore all'angolo piatto per ciascun occhio), bensì
più probabilmente fa riferimento al cosiddetto "effetto fisheye",
ben descritto in qualunque manuale di ottica geometrica: in uno
specchio d'acqua con superficie molto tranquilla, un pesce che
osservi verso l'alto, a causa del fenomeno della riflessione totale
sul diottro piano della superficie di separazione acqua-aria,
riesce a vedere tutto ciò che circonda il bordo dello specchio
d'acqua.
FOTOGRAFIA E PROSPETTIVA
Ogni qualvolta scattiamo una fotografia, il sistema
fotocamera-obiettivo esegue una
proiezione prospettica
sul piano del sensore, cioè proietta su di esso infiniti punti-immagine che
si erano già "incontrati" in un dato punto nodale (coincidente con
il centro ottico dell'obiettivo o il foro stenopeico di una pinhole). In questo tipo di proiezione
(corrispondente, seppur con approssimazione, anche alla visione
dell'occhio umano, la cui superficie di proiezione, cioè la retina, non é
però esattamente piana), gli oggetti appaiono più piccoli al
crescere della distanza dal piano di proiezione.

Questa premessa, di sapore vagamente scolastico, introduce appieno la cosiddetta "questione
prospettica", cioè il metodo per raffigurare la realtà
tridimensionale su di un piano (pergamena, quadro, pellicola o
sensore che sia...). Fin da quando, infatti, l’uomo ha iniziato a tracciare le
mappe del globo terrestre, si è imposta l'annosa questione di come
riportare su una superficie piana qualcosa che nella realtà è
disposto su di una superficie sferica.
In approssimazione esemplificativa (non intendo addentrarmi nella
selva, a me oscura, della geometria del fenomeno prospettico!), la
maggior parte dei sistemi fotocamera-obiettivo (diciamo con angoli
di campo inferiori ai 115-120°, sulla diagonale del formato) lavora in accordo alla proiezione rettilineare. Tale tipo di proiezione può essere compresa
immaginando di posizionare un cartoncino piano in posizione tangente
una sfera in un dato punto e illuminando la sfera stessa dal suo
centro con un fascio di luce conico orientato verso il piano di
tangenza.

Nella proiezione rettilineare,
dunque, tutte le linee di fuga sono linee rette che
convergono verso punti speciali chiamati fuochi.
In pratica, se fotografiamo da una certa distanza un colonnato, disponendoci frontalmente
ad esso (cioè con il sensore parallelo al colonnato stesso), nella
fotografia risultante le colonne più esterne presenteranno all'incirca la
stessa larghezza di quelle centrali, come nel soggetto reale.

Se decidessimo di costruire un obiettivo che abbia un angolo di
campo di 180° (sempre sulla diagonale del formato) e che utilizzi lo
stesso
sistema di proiezione rettilineare, avremmo bisogno di un sensore di
dimensioni...infinite! Eppure, esistono numerosi obiettivi che hanno
tale prerogativa...anzi il mitico Nikkor 6,3mm f/5,6 raggiunse nel
lontano 1969 un incredibile angolo di campo di 220° (...attenzione
alla orecchie a sventola...). Proprio per questo motivo, gli
obiettivi fisheye non possono obbedire alla regole della
proiezione rettilineare, bensì a quelle della proiezione
equidistante. In questo tipo di proiezione, i punti-immagine vengono
collocati sul sensore in proporzione alla distanza angolare
dall'asse ottico dell'obiettivo; se un soggetto è situato a 45°
dall'asse ottico di ripresa, verrà proiettato a metà strada tra il
centro ed il bordo del sensore.
Riprendendo l'esempio del colonnato, se adesso lo fotografiamo con un
obiettivo fisheye a proiezione equidistante, i rapporti tra
le distanze reali rimangono sostanzialmente invariati nell'immagine
proiettata (cioè nella fotografia!), per cui le colonne più esterne
risultano più piccole per il fatto stesso che sono più
distanti (dall'obiettivo) rispetto a quelle centrali.

In realtà, come meglio spiegato nel paragrafo relativo alle funzioni
di defishing, il metodo di proiezione del Nikkor 10.5mm Fisheye è
quello della proiezione equisolida; facendo un esempio molto pratico
e poco accademico, la mappatura di una proiezione equisolida è
paragonabile al riflesso di un'immagine in uno specchio sferico ed è
pertanto leggermente diversa da quella della proiezione equidistante.
Un caso davvero particolare di obiettivi ad occhio di pesce è quello
del cosiddetto fisheye ortografico, presentato da Nikon nel
luglio del 1968: il miracoloso Nikkor OP Fisheye 10mm f/5.6, dotato
di un'incredibile lente asferica frontale, era in grado di rispettare
due parametri importantissimi e prerogativi della proiezione
ortografica: conservare inalterato
il rapporto fra due punti-oggetto e la loro proiezione sul film ed
eliminare virtualmente ogni forma di vignettatura geometrica. La
proiezione ortografica ha infatti il punto di origine (quello in cui
si posiziona la torcia dell'esempio di cui sopra) posto al'infinito.
In pratica, in questo tipo di fisheye, la distorsione prospettica è
ancora più accentuata con la porzione centrale dell'immagine molto
più grande delle porzioni periferiche.
TECNICHE DI DEFISHING
In generale, essendo tutt'altro che anglomane, cerco sempre di
utilizzare termini in lingua italiana per esprimere concetti
rivolti ad un pubblico italiano; tuttavia il lemma "depescizzare"
mi è sembrato piuttosto inappropriato e cacofonico, mentre "rimappatura
rettilineare" è quanto mai esoterico e ridondante. Ma,
dissertazioni linguistiche a parte, che cos'è esattamente il
defishing? È una renderizzazione via
software volta a trasformare un'immagine proveniente da un
obiettivo a proiezione equidistante in un'immagine a proiezione
rettilineare. Cioè, in soldoni, il defishing trasforma
un'immagine fisheye in un'immagine grandangolare privata
della distorsione a "occhio di pesce".
Nel caso del Nikkor 10.5mm, fisheye a copertura completa
di formato (con angolo di campo orizzontale pari a quello di un
impossibile 4,5mm rettilineare!!!), il defishing
consente di emulare un'immagine proveniente da un
supergrandangolo, sebbene (come vedremo più avanti) con problemi
di resa ottica e prospettica non indifferenti.
Prima di analizzare un caso pratico di
defishing, vorrei accennare al alcuni concetti fondamentali
relativi alla questione; la funzione teorica di mappatura di un
fisheye a proiezione equisolida è la seguente:
R = 2 · FL · sin (0.5 · Ω) dove R è la distanza dal centro della
fotocamera al punto di interesse, FL è la lunghezza focale e Ω è
l'angolo tra l'asse ottico del fisheye e la linea che unisce
l'obiettivo punto di interesse.
L'angolo di campo (orizzontale e verticale) è invece ricavabile
dalla seguente formula, valevole specificatamente per un fisheye
a proiezione equisolida:
FOV = 4 · arcsin [FS/(FL · 4)], dove FOV è il Field of View
(cioè l'angolo di campo), FS è la dimensione del sensore (cioè,
nel caso del formato Nikon DX 23,58 x 15,68mm), FL è la
lunghezza focale. Ne consegue che, per il Nikkor 10.5mm f/2.8
Fisheye:
HFOV = 4 x arcsin [23,58/(10.5x4)] = 136,61°
VFOV = 4 x arcsin [15,68/(10.5x4)] = 87,68°
Il defishing del Nikkor 10.5 può essere effettuato per mezzo di
applicazioni specifiche (Nikon Capture, io ho provato la
versione NX 1.3) o con l'uso di tools generici quali
Panorama Tools (software Open Source, originariamente sviluppato
dal prof. Helmut Dersch
dell'Università di Furtwangen,
ridente località della Foresta Nera e patria degli orologi a
cucù...), Epapress PTLens (io ho usato la release
8.6.4.8) e Rectfish di AcaPixus.
Di seguito, l'analisi comparata della
mappatura rettilineare dell'immagine di una credenza, realizzata
con il Nikkor AF DX Fisheye 10.5mm f/2.8 G ED su Nikon
D70s
montata su cavalletto Gitzo GT1340 con testa idrostatica
Manfrotto MG468RC2.
La fotocamera è stata impostata a 250 ISO,
1/3sec f/8, qualità RAW, spazio colore Adobe RGB. I file
.RAW sono stati convertiti in .TIF LZW con Adobe CRaw 4.4.1,
impostando le opzioni di default (tranne quello relativo al
defish con Capture NX 1.3, dove si è utilizzato il software
anzidetto, impostando la funzione di rettilinearizzazione
automatica del Nikkor 10.5mm).
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Software di defishing |
Comparativa al centro |
Comparativa ai bordi |
Si può facilmente osservare che l'effetto di
"rettilinearizzazione" è abbastanza diverso tra le varie
soluzioni software. In particolare, Capture NX, PTLens e Adjust
di PanoTools presentano inquadrature rettilineari relativamente
simili, mentre la funzione Remap di PanoTools riduce
notevolmente l'angolo di campo finale. E ciò nonostante abbia
inserito in Remap lo stesso valore di HFOV (138°) usato per
Adjust e per PTLens. Osservando nel dettaglio al 100% le quattro
immagini rimappate, mentre il centro risulta pienamente nitido
con tutte le soluzioni software, i bordi migliori sono quelli di
Adjust di PanoTools, quelli di Capture NX (sottoposti, però, ad
una maschera di contrasto di default veramente eccessiva) e
quelli di PTLens.
Di seguito, le immagini a piena risoluzione delle soluzioni
software confrontate, con le relative capture
dell'interfaccia di remapping.
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Nikon Capture NX |
Epapress PTLens |
PanoTools Adjust |
PanoTools Remap |
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TEST
Adesso è venuto il momento di testare sul campo le qualità
ottiche di questo gioiellino di casa Nikon. Come sempre, la
fotocamera impiegata è stata una "classica" Nikon D2x, settata
in qualità NEF, sensibilità 100 ISO, sharpening normal,
esposizione manuale, scatto remoto, cavalletto Gitzo 1340 con testa
idrostatica Manfrotto MG468RC2. Il soggetto scelto è stato la
chiesa madre di Modica, il Duomo di S.
Giorgio, autentico monumento del barocco siciliano e
scenario consueto di certi polizieschi di ambientazione
isolana...
I file .NEF sono stati convertiti in .JPG tramite Adobe Camera RAW 4.4.1, secondo i valori
di default del programma. Non è stato applicata alcuna maschera
di contrasto.Osservando i ritagli al 100% si rimane letteralmente strabiliati
dalla costanza dei risultati; da f/2.8 a f/16 la nitidezza è
elevatissima e pressoché costante, con cedimenti lievissimi
solamente ai valori estremi delle aperture testate. Un ulteriore
miglioramento dei bordi può essere ottenuto correggendo le
aberrazioni cromatiche tramite Adobe Camera RAW (Red/Cyan:-30 e Blue/Yellow:+15), nonché applicando la funzione "Defringe All
Edges" (per la riduzione del purple fringing), come
mostrato nella terza finestra comparativa.
Le due successive comparazioni, mostrano ritagli al 100% delle
stesse immagini sottoposte a rimappatura rettilineare tramite
Nikon Capture NX 1.3. In questo caso, il defishing produce
immagini con FOV equivalente a quello di un improbabile 8mm,
sebbene con una distorsione prospettica che rende le porzioni
distali molto più "allargate" di quelle centrali. La
qualità al centro (dove la rimappatura è comunque molto modesta)
rimane praticamente inalterata, mentre i bordi (soprattutto se
preventivamente sottoposti alla correzione automatica delle
aberrazioni cromatiche) rimangono tutto sommato decenti. In
particolare, ai diaframmi f/5.6 ed f/8 il defishing produce
bordi sufficientemente ricchi di dettaglio e con trascurabile effetto aliasing
(che affligge invece le aperture minori e maggiori).
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Nitidezza - Centro |
Nitidezza - Bordi |
Correzione CA |
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Defished - Centro |
Defished - Bordi |
Confronto tra le inquadrature |
Il
Nikkor AF DX Fisheye 10.5mm f/2.8 G ED è caratterizzato da una
distanza minima di messa a fuoco di soli 14cm, corrispondenti ad
una distanza di lavoro di meno di 3 cm e ad un rapporto di
ingrandimento pari ad 1:5.
Ho pertanto pensato di testare il Nikkor 10.5 a diaframma f/8 sulla Nikon D2x fotografando una banconota alla distanza di messa
a fuoco di 15cm. Con non poche difficoltà di "piazzamento" del
set di illuminazione artificiale, ho comunque ottenuto il
risultato seguente (convertendo il file .NEF in formato .JPG
tramite Adobe Camera RAW 4.4.1, secondo le opzioni di default e
senza alcuna post-produzione): come si può notare, la qualità
complessiva rimane davvero stupefacente anche ai bordi, al di la
di ogni più rosea previsione, sebbene risultino ancora visibili
accenni di purple fringing. Rassicurato dai risultati
veramente notevoli, ho deciso di spingermi oltre, sottoponendo
l'immagine ad un defishing (funzione Adjust di
PanoTools) e riverificando i dettagli corrispondenti alla prima
inqadratura: la qualità al centro rimane prevedibilmente inalterata,
mentre la qualità ai bordi è ancora sufficiente, sebbene affetta
da un generale scadimento qualitativo. Evidentemente, il maggior numero
di pixel forniti dalla D2x (rispetto alla D70s), consente al
software di rimappatura di mantenere un livello di dettaglio
apprezzabile. Applicando un leggero filtro di
sharpening, i risultati migliorano ulteriormente.
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Inquadratura completa |
Dettagli al 100% |
Dopo il defishing... |
Dettagli al 100% |
Conclusioni
Il
Nikkor AF DX Fisheye 10.5mm f/2.8 G ED è un obiettivo fisheye a
piena copertura di formato, caratterizzato da prestazioni ottiche
strabilianti, insidiate solamente da consistenti fenomeni di "purple
fringings" in determinate condizioni di ripresa. La messa a
fuoco minima di 0.14m consente di esplorare in modo innovativo il
campo macro, garantendo una nitidezza eccellente. Se opportunamente
rimappato, il Nikkor 10.5 diventa un "improbabile" rettilineare da 8mm con ottima
nitidezza al centro e discreta ai bordi (a patto di utilizzare
fotocamere ad alta risoluzione e applicazioni software adeguate).
Conclusion
The Nikkor AF DX Fisheye 10.5mm f/2.8 G ED
is a full frame fisheye with excellent optical performances,
only with some occasional purple fringings. The closest
focusing distance (0.14m) allows to obtain original and
excellent macrophotos with incredible field of view. If well
defished, the Nikkor 10.5mm becomes a good "impossible" rectilinear 8mm,
with optimal center sharpness and fairly good borders (but
you have to use hihg esolution cameras and appropriate
softwares).
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