Occhi, ocelli e ommatidi

Nel 1695 Antoni Van Leeuwenhoek, in una lettera controversa alla Royal Society di Londra, riferisce di un esperimento (condotto durante un'osservazione al microscopio) dal quale si riescirebbe a desumere la struttura composta dell'occhio di una mosca.
Dovranno però passare ancora quasi trecento anni perchè la struttura e la funzione dell'occhio composito degli Insetti vengano completamente svelate.
Oggetto di questa indagine fotografica è il capo di un Imenottero Ichneumonidae Ophionino ripreso in visione dorsale, con i due grandi occhi composti laterali (costituiti da più unità ottiche autonome coordinate, dette ommatidi e capaci di restituire una visione complessiva "a mosaico") e i tre ocelli dorsali, non composti e caratterizzati da un ampio angolo di visione (fino a 160°) e soprattutto dalla sensibilità alla luce polarizzata, utile alla navigazione dell'insetto in condizioni di nuvolosità.

Capo di Ichneumonidae Ophionino

Per realizzare questa immagine è stato necessario “esplorare” il capo dell'insetto lungo l’asse Z con 152 fotografie, “fuse” successivamente dal software Zerene Stacker con l'algoritmo DMap. Per il comparto ottico, la scelta è caduta sul sempreverde Nikon U10 0.22, ottica "iris-equipped", ottimizzata per osservazioni gemmologiche e petrografiche, ma capace di fornire risultati di ottimo livello anche nella fotomicrografia in luce riflessa. 

A seguire, altre fotomicrografie di fotorecettori di insetti: il capo di un Tabanidae e un dettaglio degli ommatidi di una Milesia crabroniformis.

Tabanidae

Dati di scatto

Fotocamera: Panasonic G6
Obiettivo: Nikon Plan 2X 0.05
Ingrandimento sul sensore: 2.75x
Numero di scatti: 82
Profondità di campo: 60 μm

Milesia crabroniformis

Dati di scatto

Fotocamera: Panasonic G6
Obiettivo: Nikon 10x/0.25
Ingrandimento sul sensore: 13x
Numero di scatti: 184
Profondità di campo: 4 μm