L’Urginea e la Mantide...Scilla e Cariddi

Settore occidentale dei Monti iblei, fiume Tellesimo, Cava dei Servi...una vistosa fioritura di Scille attira la mia attenzione di naturalista fotografo.
Ad una più accurata ispezione, mi accorgo che tra i tepali ovali dello scapo fiorifero eretto dell'Urginea, tende i suoi agguati mortali una robusta mantide religiosa...Scilla e Cariddi di una modesta Odissea rurale.
Scilla
L’attuale nome scientifico è Drimia maritima (L.) Stearn, 1978 ma molto probabilmente è più nota ai lettori come Urginea maritima, basionimo con cui compare in molte pubblicazioni botaniche e il cui epiteto generico allude chiaramente alla tribù algerina di Beni Urgin, nel cui territorio fu rinvenuta e classificata per la prima volta. Il nome comune “Scilla”, invece, quasi certamente ammicca all’omonimo mostro esacefalo della mitologia greca, che dilaniava spietato gli ignari naviganti che lambissero le coste rocciose dello stretto siculo-calabro.
Descritta da Plinio il Vecchio, nel primo secolo cristiano, come miracoloso medicamento antinfiammatorio e rigeneratore dell’acuità visiva, la Scilla marittima viene ancor oggi utilizzata come curativa di lievi insufficienze cardiache e della ridotta funzionalità renale.
Cariddi
Indomita divoratrice di maschi innamorati e al tempo stesso insospettabile danaide orante, la Mantide religiosa (Mantis religiosa Linnaues 1758) trae il nome generico dalla parola greca Μάντις (profeta, indovino), che certamente allude alla postura delle zampe anteriori, raptatorie, che mimano un caratteristico atteggiamento di preghiera.
In realtà, la Mantide religiosa alberga ostinatamente nell’immaginario collettivo generale soprattutto a causa della pratica decapitatoria che la femmina, durante il rituale di accoppiamento, riserva all’incauto piccolo maschio. Anche se in realtà l’esito esiziale dell’atto copulatorio (che inizia con la lenta decapitazione del maschio ancora in copula) è piuttosto infrequente, il cannibalismo nuziale ha comunque la sola funzione principale di fornire alla femmina un surplus energetico da utilizzare per l’onerosa attività di costruzione dell’ooteca, una sorta di astuccio che la femmina prepara emettendo un fluido appiccicoso e insufflando aria al suo interno attraverso i cercini addominali. L’ooteca, dalla consistenza tipicamente spugnosa, ospiterà le uova, tenendole al riparo e coibentandole per un intero inverno.

Mantide religiosa (Mantis religiosa)

Dati di scatto

Fotocamera: Nikon V2
Obiettivo: Nikon 1 Nikkor VR 70-300 f/4.5-4.6
Lunghezza focale: 212mm
ISO: 400
Diaframma: f/7.1
Tempo di scatto: 1/200 sec.

Gli aspetti tecnici dello scatto sono piuttosto scialbi: l'immagine è stata eseguita con una attrezzatura non specificatamente macro: una Nikon V2 coniugata con un Nikon 1 Nikkor VR 70-300 f/4.5-5.6, abbinamento caratterizzato da una maneggevolezza estrema, sebbena a scapito della qualità generale dell'immagine che, sebbene molto buona, non risulta competitiva con quella di un moderno sistema FF.