L'isola delle Magnanine

C'è un luogo speciale dove negli ultimi anni ho trascorso non poche ore, sbinocolando allegramente tra eriche e lentischi. È l'isola di Marettimo, la più occidentale dell'arcipelago delle Egadi, oltre che la più selvaggia ed incontaminata. Lunghe ore per i misteriosi, erti sentieri che solcano rispettosamente l'isola, con una successione formidbile di aromi, vedute e fasce vegetazionali, dal livello del mare fino al vertiginoso Pizzo Falcone, con i suoi 686m s.l.m.. Ricca di acqua e ricoperta da una rigogliosa macchia mediterranea, a tratti contaminata da discutibili (ma circoscritti) interventi forestali, l'isola di Marettimo rappresenta una meta obbligata per gli ornitologi del mediterraneo, specie durante la migrazione primaverile.

Ridde di rapaci punteggiano il cielo azzuro di Marettimo nei mesi di aprile e maggio...Nibbi bruni, Falchi di palude, Pecchiaioli, Albanelle minori...persino Capovaccai, chiamati localmente Pasqualini.

Marettimo, però, non è soltanto rapaci. Anche i Passeriformi fanno scalo tecnico sull'isola durante le lunghe traversate migratorie...Rigogoli, Pigliamosche, Stiaccini, Balie, Luì, Averle e tante altre specie occhieggiano vivacemente tra i cespugli di erica e gli abusti del cisto. Tra questi, la splendida Magnanina (Sylvia undata), un silvide poco comune riconoscibile per la sua livrea piuttosto scura, la coda lunga e agile e l'anello palpebrale rosso, con una splendida iride rosso-arancio. Inserita in categoria Vu (Vulnerabile) dalla IUCN, la popolazione italiana di Magnanina risulta in costante e significativo decremento, valutabile nell'ordine del 10% annuo. 

Magnanina (Sylvia undata)

Dati di scatto

Fotocamera: Nikon V2
Obiettivo: Nikon Nikkor AF-S 300mm f/4E PF ED VR + Nikon TC14E II
ISO: 160
Diaframma: f/7.1 effettivi
Tempo di scatto: 1/320 sec

La foto è stata realizzata con una dotazione agile e leggera, come consigliato dai ripidi dislivelli dei sentieri marettimani: una Nikon V2 ed un Nikon Nikkor AF-S 300mm f/4E PF ED VR (quest'ultimo preceduto da un teleconverter Nikon TC14E II). Una scelta tecnica votata alla leggerezza, che però non ha deluso quanto a nitidezza e qualità dello sfuocato.