La Saponaria siciliana e il seme della bellezza...

I botanici le chiamano "piante pioniere" e sono quelle essenze che tra le prime colonizzano ambienti neoformati, caratterizzati da grande instabilità fisica e da una palese povertà trofica, consentendo il successivo insediamento di specie ecologicamente più esigenti. Tra queste, la Saponaria siciliana, elemento endemico (ad onta del nome) di Sicilia e Sardegna, che con i suoi pulvini colorati di rosa rallegra ogni estate gli inospitali lapilli vulcanici etnei di alta quota. 
Sebbene certamente bella in se, è nei suoi semi reniformi e densamente sculturati che la Saponaria raggiunge le massime vette di bellezza, sebbene concentrate in minuscolo gioiello che difficilmente raggiunge i due millimetri di lunghezza.

DATI DI SCATTO

Fotocamera: Panasonic G1
Obiettivo: Nikon U10/0.22
ISO: 125
Tempo di scatto: 1/2 sec.
Exposure Mode: Manuale (M)
Numero di scatti: 20
Stacking Software: Zerene Stacker

Naturalmente, la fotografia di soggetti tanto piccoli richiede attrezzature e tecniche dedicate che sconfinano ampiamente nel campo esoterico e un po' cabalistico della fotomicrografia: per riempire un sensore da 24x36mm con un seme di 1800μm (micromètri) occorre un rapporto di ingrandimento pari a circa 20X, dunque ben distante dall'1X solitamente concesso dalle ottiche "macro" dedicate alle riprese sul campo.
E infatti per poter fotografare il seme della Saponaria siciliana ho utilizzato un "accrocco" un po' speciale, dove prodotto di fabbrica e bricolage domestico si intrecciano a formare un prototipo speciale, orientato alla fotografia in stacking ad alto ingrandimento (2-20X). Nel caso specifico, la fotocamera impiegata è stata una Panasonic G1, mentre per l'obiettivo da ripresa la scelta è caduta su un esoterico Nikon U10 0.22, ottica "iris-equipped" certamente dedicata all'osservazione in applicazioni gemmologiche e petrografiche, ma capace di fornire risultati di ottimo livello anche nella fotomicrografia in luce riflessa. Con la suddetta combinazione, a rapporti di ingrandimenti prossimi a 10X (adatti al soggetto, date le ridotte dimensioni del sensore micro4/3 della G1), la profondità di campo utile non supera i 10-12μm, rendendo necessaria l'esplorazione in stacking profondo del soggetto con ben 20 immagini, da assemblare successivamente con l'ottimo Zerene Stacker.