Il Piviere dorato e la variabilità meteorologica

Inconfondibile per il suo prezioso piumaggio screziato e per i suoi grandi occhi laterali, il Piviere dorato conserva nel suo dissonante binomio latino un'ambigua, contraddittoria relazione con gli eventi meteorologici.
Pluvialis apricaria, binomio conferitogli nel 1758 da Carl Nilsson Linnaeus, allude infatti inconciliabilmente alla vetusta maldicenza popolare secondo cui il Piviere dorato evocherebbe, cantando, la pioggia (Pluvialis...) ed alla più verosimile attitudine a crogiolarsi frequentemente ai tiepidi raggi del sole primaverile (apricaria...dal latino ăprīcus: assolato). "Piovoso soleggiato", sarebbe dunque l'improbabile, discorde traduzione italiana del nome scientifico del Piviere dorato. E la curiosa connessione del grazioso Caradriforme con la meteorologia non finisce qui, se è vero che in Islanda ogni anno i media danno ampio risalto alla data del primo avvistamento nazionale di Pluvialis apricaria, considerato al pari delle "nostre" rondini, simbolo inequivocabile dell'inciiente primavera.
Evocativi delle brumose atmosfere di tundra e di brughiera, i pivieri dorati durante l'inverno punteggiano con il loro aureo inconfondibile piumaggio i nostri coltivi e le pianure alluvionali; meno consueta e più occasionale è l'osservazione sulle coste rocciose, dove i raggruppamenti di Pluvialis si trattengono sempre per breve periodo, essendo tali ambienti avari del necessario nutrimento (lombrichi, chiocciole, piccoli insetti, ma anche semi e bacche).

Le foto del presente articolo sono state scattate nell'arco di una sola mattinata, sfruttando la favorevole congiuntura della sosta prolungata di un nutrito gruppo di pivieri dorati sulla costa rocciosa del litorale ibleo.
Gli scatti sono stati realizzati a libero brandeggio in ambiente Nikon 1, grazie alla maneggevolezza fornita dalla fotocamere Nikon V2 e Nikon V3 a dagli obiettivi Nikon 1 70-300mm f/4.5-5.6 VR e Nikon AF-S 300mm f/4 E PF ED VR