I fiori dell'amore

“Giglio africano” (Agapanthus africanus)...o più comunemente “Agapanto”. 

I più inveterati ellenisti sapranno cogliere nella parola composta dell’epiteto generico un’origine etimologica solenne, derivante dall’unione dei termini agápē (ἀγάπη, amore disinteressato) e ánthos (ἄνϑοϛ, fiore). Fiore dell’amore universale, dunque, come deciso nel 1905 dal Congresso Botanico della Nomenclatura di Vienna.

Amatissimi da Claude Monet, che li coltivava lungo le rive del suo stagno incantato a Giverny, gli Agapanti (che compaiono in veste di protagonisti in una celebre tela dei suoi ultimi anni) finirono per stregare anche l’animo di Marc Chagall, fino al punto di spandere i loro pigmenti cerulei sul periodo blu del maestro che più di tutti ha celebrato l’amore universale.

In questa foto, un’antera di Agapanto nella fase precedente la deiscenza (che nel genere Agapanthus è tipicamente longitudinale). L'antera, organo riproduttivo delle Angiospermae, è formata da due teche, unite da specifico tessuto connettivo. Ciascuna teca dà origine ad una o più sacche polliniche che rappresentano i microsporangi, entro i quali si differenzieranno per meiosi le microspore aploidi. Da ognuna di queste in seguito si formerà, per microgametogenesi, il granulo pollinico, ovvero il microgametofito maschile.

Antera di Agapanto

Dati di scatto

Fotocamera: Panasonic G6
Obiettivo: Nikon Plan 2x 0.08
Ingrandimento sul sensore: 2.8x
Numero scatti Stacking: 48
Illuminazione: Luce LED continua

Tecnicamente, l’immagine è stata realizzata con la tecnica del focus stacking, “fondendo” in un unico livello 48 singole immagini riprese (con un modesto obiettivo da microscopio petrografico Nikon Plan 2x 0.08) a fattore di ingrandimento 2.8x.

Claude Monet

Agapanthus
1914-26
Olio su tela
198.2 x 178.4 cm