Bates e la Mosca tigre

Nel 1863, di ritorno da un lungo viaggio naturalistico in Amazzonia (progettato assieme al biologo evoluzionista Alfred Russed Walace), Henry Walter Bates pubblicò una delle più grandi opere di storia naturale dal titolo “The Naturalist on the River Amazons”.
Durante la sua permanenza in Brasile, Bates avevo collezionato oltre 8000 specie nuove di insetti, ma soprattutto aveva notato un curioso fenomeno di mimetismo protettivo (oggi detto appunto “batesiano”...) di alcune specie di lepidotteri; i risultati di quella geniale intuizione erano stati pubblicati qualche anno prima in un articolo scientifico sugli Heliconidae amazzonici dal titolo decisamente modesto (“Contribution to an insect fauna of the Amazon Valley”, pubblicato nelle “Transactions of the Linnean Society”). Fortuna volle che il recensore dell'articolo notasse immediatamente l'elevatissimo valore scientifico della pubblicazione, presentandola come innovativa e illuminante, ad onta di un titolo fin troppo dimesso. Quel recensore si chiamava Charles Darwin e fu talmente colpito dalle intuizioni batesiane sul mimetismo che nell'ultima edizione dell'Origine delle Specie aggiunse una sezione specifica sull'importanza del mimemtismo nella comprensione dei meccanismi evolutivi!
Il mimetismo batesiano consiste in un complesso anello mimetico di due o più specie, una delle quali (specie non protetta o mimo) imita le caratteristiche morfologiche e il pattern cromatico di una specie aposematica inappetibile (il modello). Le condizioni necessarie al buon funzionamento dell'anello mimetico batesiano sono: la coesistenza geografica delle tre componenti (modello, mimo e ricevitore del segnale, ovvero potenziale predatore) e la superiorità numerica dei modelli sui mimi (affinché il predatore abbia maggiori probabilità di “fare esperienza” sui modelli e non sui mimi).

Una delle famiglie più abili nel sopravvivere all'interno degli anelli mimetici batesiani è certamente quella dei Ditteri Sirfidi, innocue mosche dalle vistose livree aposematiche che si richiamano più che palesemente ai modelli cromatici di ben più protetti imenotteri.
Nella foto, un grosso maschio di Mosca tigre (Eristalinus taeniops) fotografato in volo radente sulle fresche acque di un fiume ibleo. Nella variegata famiglia degli Eristalini i maschi di ciascuna specie possono essere facilmente riconosciuti dalle femmine grazie al fatto che i loro occhi composti si toccano (capo oloptico), mentre nelle femmine sono più nettamente separati. Tra l'altro, in questa specie l'aposematismo coinvolge anche i grandi occhi, che presentano un curioso pattern cromatico vistodsamente zebrato.

Mosca tigre (Eristalinus taeniops)

Dati di scatto

Fotocamera: Nikon V2
Obiettivo: Nikon 1 Nikkor VR 70-300 f/4.5-4.6
CloseUp lens: Nikon 5T
Lunghezza focale: 205mm
ISO: 400
Diaframma: f/5.6
Tempo di scatto: 1/800 sec.

L'esecuzione dell'immagine, non priva di qualche difficoltà tecnica legata ai rapidi movimenti dell'insetto e alla difficoltà di focheggiare adeguatamente il capo, è stata eseguita con una attrezzatura non specificatamente macro: una Nikon V2 coniugata con un Nikon 1 Nikkor VR 70-300 f/4.5-5.6, abbinato ad una lente addizionale acromatica Nikon 5T (opportunamente montata sull'obiettivo in posizione invertita)